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Siamo sinceri! Io non credo che molti dei racconti che si iscrivono nella categoria “gay”racconti esperienze vissute e… questa non è una critica!
Io per primo confesso di essere colpevole di questo “misfatto”, cioè di aver spacciato per “fatti”, cioè cose fatte realmente, le mie fantasie.
Fantasie cui sono affezionato, fantasie di cui mi “innamoro”. E credo anche che ne guadagnerebbero grandemente “le storie”, se abbandonassimo quello stereotipo e dichiarassimo esplicitamente la loro carica fantastica.
Non è che le pratiche reali siano di per loro migliori di quelle fantastiche, anzi, se quelle reali sono vissute senza una certa carica fantastica, probabilmente “sono sicuramente peggiori”.
Io non ho mai vissuto un vero e proprio rapporto omosessuale e tuttavia continuo ad immaginarne moltissimi e di continuamente nuovi. Ho avuto parecchi rapporti di grande soddisfazione con transessuali , anche se mercenari e necessariamente rapidi –.
I transessuali sono essi stessi “personaggi fantastici”, ma che cosentono alla mia fantasia di restare sospesa in una specie di compromesso, fra la scelta di un partener maschile o uno femminile, insomma l’Ermafodito, il bifronte, il bisessuale unificato.
Io adoro i trans, li adoro e li preferisco, da soggetto passivo, adoro essere scopato a sborrato in culo, ma anche in bocca, in faccia e su ogni parte del corpo e fantastico e sogno di essere “scelto”, prima o poi, da un maschio cui mi piaccia di soccombere, non uno qualsiasi, naturalmente
Talvolta immagino di essere un vecchio, talvolta un uomo di mezza età o addirittura un ragazzino che si dia preda o si conceda alle relative altre età in combinazioni le più varie.
Ho anche una bella raccolta di immagini e trailer di film sia trans che omosessuali che mi ispirano, ogni volta che le guardo, una nuova storia.
Ecco : sono un giovane artigiano chiamato per una urgenza da un tale residente in uno splendido angolo di centro storico. Suono, al citofono vengo riconosciuto, un androne ed un cortile colonnato si apre al mio sguardo che apprezza. Prendo un ascensore, atterro in un bellissimo attico con vista e piscina sui tetti. Ad aprirmi viene un giovane maschio nudo che mi conduce in terrazza ai bordi della piscina che aveva bisogno del mio intervento. Vengo presentato ad un nerboruto e tonico signore di mezza età dal cranio rasato e con una corta ricrescita di peluria brizzolata, anche lui nudo, che mi spiega, senza alzarsi dalla sdraio su cui è seduto, la fattispecie del guasto che mi ha chiamato a riparare.
Dovrò immergermi e dunque spogliarmi, ma la cosa era prevista ed avevo con me un costume, tuttavia dovevo cambiarmi e dunque chiesi dove.
Qui! Può appogiare gli indumenti su quella sedia.
Dovevo dunque rimanere nudo anche io, esponendo la gioielleria, ma debbo dire che la cosa non mi imbarazza, mi sento a mio agio in quella atmosfera che mi pare in un certo senso naturale.
D’altronde, una volta acceso l’interruttore narcisistico, non mi sento affatto da meno in termini di performanza e tonicità, Tutto sommato pensavo che eravamo tre bei fisicacci, avevo un bel pelo pubico (mi piaceva anche pettinarlo, ogni tanto) il padron di casa aveva il pube peloso di un bel pelo corto e riccio, mentre il ragazzo, quasi un mio coetaneo, mi parve, era completamente depilato, anche di torace e gambe.
Mentre mi spogliavo, l’uomo restava assorto nella vista del panorama, ma il ragazzo mi guardava ed io guardavo lui. Poi mi immersi e mi occupai della riparazione.
Quando riemersi il ragazzo era seduto sul pene dell’uomo e si lasciava penetrare da scatti compulsivi e violenti del bacino dell’altro, che continuava a sedere sul lettino a sdraio, con materassino, che favoriva la spinta penetratoria.
La vista mi esplose nel cervello, come se avessi già fantasticato sulla plausibilità di una scena del genere e quasi mi parve di averla suscitata io.
Il ragazzo mugolava, aveva gli occhi chiusi, rivolti al cielo e pareva non accorgersi della mia emersione. Erano di profilo e vedevo perfettamente il pene dell’uomo entrare e ritrarsi dall’ano del ragazzo, che con la sinistra si reggeva sul ventre teso dell’altro e con la destra si masturbava beatamente.
Il padrone di casa si voltò dalla mia parte e mi fece cenno di avvicinarmi, ero nudo anche io e davanti a quella scena anche il mio pene si stava irrigidendo. Quando arrivai, incerto, neghittoso, ma a portata di mano, il tizio ne allungò una fra le mie cosce e mi accarezzò il ventre, l’uccello ed il pelo pubico, mentre io mi abbandonavo, preda succube, a quella palpazione.
John, per favore bacialo e tienilo fermo!
Certo Walter, con piacere!
Mi sentii abbrancare dal braccio che il ragazzo stava usando per masturbarsi e prima di stringermi a se mi accarezzò la bocca indugiando un attimo per farmi assaporare l’odore del suo sesso. Poi le sue labbra calde costrinsero le mie ad aprirsi e lasciar entrare la sua lingua guizzante. Aderivo subito al bacio e accettavo stupito la fusione delle salive. Contemporaneamente la mano dell’uomo sdraiato era scivolata sotto i miei testicoli e le sue dita penetravano lubriche il mio ano, cominciando a deflorarlo.
Ero avvolto da una nebbia libidinosa e cominciavo a bagnarmi davanti e dietro, mentre mani ormai ineluttabili mi carezzavano il ventre, i capezzoli, le natiche e pian piano, come in una scena al rallentatore io prendevo il posto di John sulla verga di Walter e la bocca di John si spostava dalle mie arrendevoli labbra al mio pene. Ero penetrato e succhiato contemporaneamente. Avevo avvertito la mano di Walter spalmarmi di burro o qualche altro lubrificante lo sfintere ed il retto ed il suo nerboruto palo affondarmi nel culo tremendamente spalancato ad accoglierlo.
Le sue mani ora mi reggevano il culo come una tazza e lentamente mi sprofondavano nella vertigine del coito anale.
Ora anche io avevo gli occhi chiusi e rivolti al cielo e aderivo alla penetrazione vergognosa di un sesso eguale al mio. Quel meraviglioso senso del peccato e dell’atto contro natura inculcato in me da una cultura ridicola, ma pervasiva, ora si esaltava in un piacere devastante e tentacolare.
Ejaculai forsennatamente in gola a John che mi gratificò di un meraviglioso risucchio e di uno tremendo giochino: prima dell’ultimo schizzo la sua lingua aguzzata ad arte puntò il mio canale uretrale e, sotto il mio sguardo liquido di godimento, lo bloccò, provocando non solo uno spasmo di piacere sconvolgente, ma sopratutto un curiso schizzo ad ombrello che mi sporcò ventre, cosce e testicoli.
E poi le mani, mani meravigliose che raccoglievano il mio sperma e me lo premevano in faccia e la sua bocca che di nuovo premeva la mia, la forzava ad aprirsi e vi affondava una lingua che sapeva di sperma, il mio stesso sperma.
Walter continuava a sbattermi col massimo impegno ed io mi sentivo sempre più preda di un terribile sbandamento, il senso meraviglioso di fornire io una cavità di piacere, una fessura violata e da ingravidare. Intanto la crema dolce-salata dello sperma di John mi scendeva sull’interno delle cosce in un rivolo caldo di profumo di maschio, anch’egli fradicio di sudore e sperma.