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LEZIONE DI BIO-ETICA, MATEMATICA ED INSIEMISTICA
Il capriccio, se si può definire capriccio, consisteva nel fatto che la professoressa non poteva soffrire le ragazze, mentre con noi ragazzi era fin troppo condiscendente e vagamente voluttuosa.
Trattavasi di una matura signora della matematica, che già come materia ha un certo non so che di inquisitorio e di naturalmente minaccioso nei confronti delle libertà personali e lei, in soprannumero, aggiungeva di suo una struttura fisica certamente autorevole, se non addirittura invasiva e finanche intimidatoria.
Fatto sta che con noi maschi aveva comportamenti debordanti dalla semplice maternità, che ogni donna potrebbe tendere ad esercitare su una popolazioni di giovani virgulti di scuola media, a veri e propri atteggiamenti di possesso .
A volte, accalorata in una dimostrazione quasi bocca a bocca con uno qualsiasi di noi, ci offriva vertiginosi sprofondamenti visivi negli abissi del suo reggiseno, o, che so, amorevolmente seduta accanto al prescelto, ci concedeva generose esplorazioni nel cosmo notturno delle sue cosce. Seno, cosce, ventre e natiche che poi, nelle più diverse occasioni che il furore didattico può offrire, venivano spesso e volentieri (non sia detto a sua onta) generosamente appoggiati e lasciati valutare alle nostre mani, quando non alle più svariate parti dei nostri giovani corpi.
Più d’uno di noi arrivò naturalmente ad immaginare le sue mani afferrare distrattamente i nostri cosini ed ebbe a sperimentare il primo orgasmo in occasione di una di queste accorate ed infusive (od effusive per noi) spiegazioni cick to cick.
Quando poi si ritraeva dalla spiegazione-amplesso verso una più distaccata ma pur sempre onnivora lezione ex cathedra o ex lavagna, molti di noi non potevano impedire alla propria fantasia di immaginare le straripanti grazie che gli abiti facevano sempre fatica a contenerle.
Che fosse Giovanni o Giuseppe il richiamato all’attenzione, in effetti tutti ci sentivamo chiamati. Ma non tanto ad una attenzione matematica quanto alla concentrazione su di un coito che chiaramente nessuno di noi poteva immaginare interruptus e continuava quindi bellamente a procurare alle nostre facce un aspetto estatico che non poteva, a nostro sia pur incerto avviso, non avere un corrispettivo di soddisfazione nella nostra insegnante.
Quando, al termine di un compito in classe, chiamava noi maschi, lo faceva con tale meticolosa e sapiente particolarità che molti di noi avevano l’impressione d’esser chiamati a denudarsi ed entrarle direttamente fra le cosce.
E anche i nostri sogni notturni erano spesso lunghi deliqui di immaginazione: legati ai nostri letti aspettavamo la visita della professoressa e le sue immense tette che avremmo dovuto a lungo ciucciare per ottenere almeno la sufficienza. Per un sette poi eravamo obbligati a sottoporci ad un rapporto completo, lasciandoci docilmente montare dalla signora fino alla polluzione che regolarmente ci fradiciava il ventre o le lenzuola, a seconda della posizione prevalente della nottata.
Voti superiori venivano guadagnati solo con profondi lavori di lingua e prestazioni plurime vaginali ed anali che la professoressa imponeva, “occupandosi” così pienamente di noi, che l’esito era sempre di tipo lacustre ad emissari multipli e risvegli in avanzato stato di rigor penis, non senza qualche rischio di ernia inguinale. Nessuno per altro si sarebbe mai augurato il lungo digiuno di un’insufficienza!
Che tutti od alcuni di noi, da adulti abbiano avuto qualche complicanza di tipo omosessuale, non sarebbe affatto da stupire, con quel triennio cruciale per la nostra formazione trascorso sotto l’egida di tale e soprattutto “tanta” vice mamma.
Questo lo stato delle fantasie, la matematica in effetti, credo, l’apprendemmo tutti, in seguito, con professori meno materni.
E tale rimase lo stato dell’arte, finché un giorno a tetro, essendo andato da solo per la defezione di un’amica all’ultimo momento, mi ritrovai seduto accanto ad una vecchia conoscenza. Non era la mia ex professoressa di matematica, forse addirittura defunta, nel frattempo; no: era un tale, che, anche lui non vedevo da tempo (non tanto), ma che da semplice checca si era trasformato in un vero e proprio travestito ed aveva messo su una tremenda aria da “femme fatal” insieme a due seni alquanto vistosi.
“Carissimo” mi sentii apostrofare nel buio, subito dopo l’intervallo – durante il primo atto nessuno era accanto a me – “prima ti ho visto ma non ho potuto salutarti, per cui eccomi. Ti volevo dire se dopo il teatro passi a bere una cosa da me – la sua voce divenne un sussurro – e… perchè non anche… a farti scopare.”
Non feci un salto sulla sedia solo perché il sedile non aveva molle e non so che mi prese perché risposi “Che significa…mi vuoi fare o vuoi che io lo faccia te?”
“Sarai tu a scegliere, ho visto come mi guardavi da lontano e ho deciso che adesso non puoi né mi devi scappare. Inoltre sono sicuro che ti farai fare tutto quello che occorre, vero? Lo sento che ce l’hai già duro.” Ci mise una mano sopra e cominciò a palparmi sfacciatamente.
Ero stupefatto, mi faceva schifo eppure non potevo resistergli, provavo piacere e il desiderio prepotente di lasciarmi fare quello che diceva, di essere in sua balìa e lasciarmi sottoporre a qualsiasi abiezione.
Quando mi alzai per seguirlo, come mi aveva ordinato, non mi importava che qualcuno mi notasse con lui ed immaginasse quello che stavo per fare e farmi fare.
“Allora bello, dove hai la macchina?” Cinguettò, mentre uscivamo, per far capire anche alla cassiera che mi aveva rimorchiato.
Non appena in moto cominciò subito a smanazzarmi e volle che anche io gli mettessi la mano fra le gambe e glielo tirassi fuori dalle mutande “…Ssi, amore, appena saremo nudi voglio che mi lecchi tutto, prima di farti fare il culetto come non hai mai provato, dillo che sono io il primo e che d’ora in poi me lo darai ogni volta che te lo chiederò!”
“Oddio, fermati o debbo fermarmi io, che mi stai facendo venire”
“Ssi, puttana fammi vedere lo sperma, fammi vedere come te lo fai tirar fuori tutto da un frociaccio come me!”
I movimenti della sua mano sul mio sesso si erano fatti febbrili.
“Ma tu ti sei già fatto fare da qualcuno, sento che sei depilato, o che ti sei fatto radere il pube.”
“No, l’ho fatto da solo” confessai “c’entra solo la fantasia”
“Amore, lo sapevo che eri l’amante ideale con il culetto già pronto per me. Ah! Come rimpiango di non averti fatto quel giorno che eravamo rimasti soli sulla spiaggia a Sperlonga, con la tua ultima tettona che non si era presentata.
“Ma io pensavo che a te piacesse solo prenderlo! Sai avevo già avuto delle fantasie erotiche con te come protagonista. Ricordo che una notte, in quel periodo, mi addormentai e con l’immaginazione e l’impressione che tu volessi vedermi nudo. Mi svegliai subito con la sensazione di venire e in effetti dovetti afferrarmi con una mano l’uccello per non allagare completamente il letto. Quando andai in bagno e lasciai fuoriuscire lo sperma nella mano, la fantasia continuava, tu mi imponevi di prendere in bocca e ingoiare lo sperma, come fosse il tuo ed io lo feci. Da allora non ho mai avuto il coraggio di cercare un partner ma mi sono sottoposto da solo ad atti autoerotici in questa direzione, andavo in campagna e mi insaponavo il pube sperando sempre che qualcuno mi vedesse e mi obbligasse a darmi tutto. E’ così che ho finito per radermi il pube”
L’avevo confessato finalmente e mi sentii molto meglio mentre contemporaneamente la sua bocca e la sua lingua cominciavano a bagnarmi il sesso di calda saliva. Venni, venni come un pazzo ubriaco di piacere mentre ancora guidavo.
Finalmente fummo nudi tutti e due nel suo appartamento, il suo corpo era bellissimo tutto depilato, con due tette non grosse ma morbide e con grandi capezzoli ed areole ancora più grandi.
Gli accarezzai il pube depilato ma ruvido di un pelo continuamente rimosso. Non vedevo l’ora di allargargli le gambe davanti e farmelo entrare tutto dentro, ma volevo godere più a lungo possibile i preliminari di quel momento.”
“Sei talmente troia – mi disse – che mi fai tornare la voglia di fare il maschio. Intanto che mi fai un pompino vuoi che ti prenda con il vibratore?”
“Si voglio tutto, voglio anche che mi fai con le mani.”
“E tu leccami il cazzo e baciami, che poi ti faccio il culo con la lingua”
Mi lasciai baciare ferocemente con la sua lingua che mi esplorava le tonsille e due dita nel culo per farmi contorcere con più convinzione.
Alla fine prese a sodomizzarmi con la lingua. Io ansimavo e lo invocavo di darmi il cazzo e di venirmi dentro e farmi sentire tutto pieno del suo sperma.
“Aspetta, caro, te lo devo preparare ancora un pochino questo bel buchetto per trasformarti completamente nella troia che sei”
E dopo avermi insalivato il buco fino alla liquefazione, prese dal cassetto del comodino un grosso coso bitorzoluto ed enorme, attivandone il motorino mentre me lo appoggiava sullo sfintere.
“Mi diverte farti venire un paio di volte prima di pomparti dentro la mia sborra”
Me lo spinse dentro all’improvviso con calma, ma con decisione facendomi male. Urlai e lui spinse ancora di più, urlai ancora poi sentii il cervello che si scioglieva in sperma, il mio sperma che schizzava in fiotti potenti che le sue mani mi spargevano dappertutto mentre il suo membro mi entrava in bocca chiedendo di essere soddisfatto a sua volta. Il vibratore continuava a starmi dentro mentre io ricevevo in gola il suo uccello che stava per soddisfarsi pompandomi freneticamente. Non solo me lo fece ingoiare completamente, ma volle che glielo succhiassi fino all’ultima goccia. Solo dopo mi dette da ciucciare le tette mentre me lo sfilava lentamente dal culo.
Sentii che avevo bisogno di andare in bagno, dove fra sibili e bombarde mi liberai completamente l’intestino.
“Ecco – mi disse quando tornai da lui – adesso hai un culo fattibile, hai usato la doccia ed il sapone intimi?”
“Certo – lo rassicurai – e con vero gusto!”
Era bellissimo essere nudi ed entrambi con il cazzo, glielo dissi.
“Ecco, vedi, ora sono sicuro che non ti stancherai più di me e ti farai sbattere anche da qualcun altro se io te lo chiederò. Ti piace l’idea di essere denudato e messo alla berlina, anche sotto gli sguardi di più persone?”
Ero ormai sfiancato, ma disposto assolutamente a tutto!