che bello sputare peli di cazzo

La palestra era ormai silenziosa, avevo fatto tardi negli spogliatoi e dovevo affrettarmi se non volevo restare chiuso dentro, dovevo solo percorrere il corridoio che immetteva nel locale degli attrezzi e subito dopo nell’atrio, quando percepii dei sordi brontolii e feci appena in tempo a trattenermi dallo spingermi oltre, per non essere notato dai protagonisti della scena che mi si parò davanti.
Il proprietario, un maturo e villoso panzone, era inginocchiato di fronte al giovane culo del mio amico Filippo, che contro un muro di materassini si stava offrendo alla libidine del tizio.
Notai con un misto di schifo e di voierismo che Filippo si allargava le natiche per favorire ed offrire evidentemente il massimo di profondità alla lingua dell’altro.
Cercavo di studiare un modo di sgattaiolare senza farmi notare, ma intanto restavo a guardare ed ascoltare: i due si muovevano come in una sequenza da film porno.
Intanto non avrei mai immaginato che Filippo avesse qel tipo di tendenze e avesse poi potuto cedere alle voglie di un individuo così…così repellente e lubrico – o almeno io così la vedevo allora.
Dovetti assistere a tutta la sequenza delle loro effusioni prima di trovare il coraggio ed il modo di filarmela.
Il proprietario e gestore di quella baracca era veramente un lurido, anche vestito sembrava star sempre per ficcarti un dito in culo, adesso, nudo, con il cazzone che infuriava nel culetto del mio amico…che scena! Aveva del pelo anche sulle spalle e le sue manacce si accanivano sui capezzoli ed il pene del mio amico, che mugolava, invocava la sborrata e si dimenava in preda a una sfrenata goduria.
Il tipo estraeva il pene e lo rificcava con violenza sempre più furiosa, colpendo con frenesia le chiappe di Filippo che ora lo invocava quasi urlando.
Lo sperma schizzò improvviso dal cazzo del gestore sull’orlo delicato del buco di Filippo, che cominciò a strillare.
Si, siii…vengo anch’io…strofinami la sborra sulle palle…schizzami dapertutto, sporcami tutto…
Siii…eccotelo tutto dentro, fattelo mettere ancora dentro…
Abbandonai la scena scivolando carponi dietro una fila non troppo alta di attrezzi, con la fifa di essere scoperto.
Raggiunsi quindi, fortunosamente, l’atrio e premetti con tutte e due le mani il maniglione antipanico della vetrata d’ingresso. Avrebbe fatto un sonoro clac, chiudendosi, ma io ormai ero fuori.
Tornai a casa e cenai cercando di scacciare le immagini della palestra, che tuttavia tornavano insistenti, anche mentre guardavo la televisione e più terribili ancora quando andai a letto.
La mano mi correva all’inguine e al gonfiore che riempiva il pigiama in quel punto. Le immagini tornavano in una specie di accelerazione progressiva che alla fine mi costrinse a prendere il kleenex che mettevo sempre nel taschino.
Non volevo…non volevo assolutamente toccarmi, ma quello schifo di immagini vorticava dal cervello, allo stomaco, ai testicoli e dovetti correre ai ripari col kleenex, per non fradiciarmi il ventre.
Ciò nonostante, il fazzoletto non bastò e dovetti alzarmi e spalmarmi una parte dello sperma con le mani sul ventre e…e sui capezzoli con un senso di colpa, ma anche di godimento, non so se più sadico o pià masochista.
Passarono alcuni giorni, ma non riuscivo a dimenticare, andavo in palestra regolarmente, ma cercavo di uscire sempre fra i primi, finchè un giorno, dopo aver fatto la doccia, dovetti perdere un sacco di tempo a cercare un calzino, che ricordavo di aver lasciato come sempre nelle scarpe e che era misteriosamente scomparso.
Mi rimisi le scarpe anche senza il calzino, ma già non c’era piu nessuno; mi affrettai con il cuore in gola per il corridoio.
Sul corridoio si aprivano le porte della direzione e della segreteria. Procedevo in punta di piedi quando la voce del gestore ruppe il silenzio e dall’ufficio venne pronunciato imperiosamente il mio cognome.
Ti devo aprire io, le porte sono gia chiuse.
Feci una specie di balzo indietro, ma mi ritrovai con le spalle al muro e il pancione del gestore che mi sfiorava bloccandomi davanti.
Vieni, entra un momento…
Veramente…
Ormai mi premeva quella sua pancia schifosa completamente addosso e…si stava sbottonando la patta ed estraendo un pene già duro, lo sentivo in tutta la sua consistenza.
Dai chinati a leccarlo, so che hai visto tutto l’altra sera… e ti piaceva. Non è vero?
No…la prego signor Dino, mi lasci andare…
Ci mancherebbe altro… – e di colpo mi tirò giù i pantaloni delle tuta… e i boxer.
La prego no…la prego.
Sentii la sua mano sul mio di dietro e il suo dito…penetrarmi tutto dentro.
Ah…ah…
Il lamento rimase strozzato; una specie di cazzotto sulle spalle mi aveva abbattuto in ginocchio ed il suo cazzo mi era entrato in bocca.
Usa la lingua per leccare, mio caro, non hai scampo, Ho visto che ti è venuto duro, quindi sei destinato a godere come una vera troia…molto pià di Filippo…sai? Non farti pregare e lecca! Dai fatti venire in bocca… succhia e vedrai che buono il latte di cazzo!
Mi aveva afferrato la testa e me la sbatteva avanti e dietro sulla sua verga infuriata. Mi parve di annegare, soffocare e annaspai con le mani sui suoi testicoli.
Si strigili da sopra…mi fai impazzire. – Ritrassi le mani ma le sue dita mi stavano già penetrando ancora una volta e…rivoltando, come il calzino che avevo perduto.
Tossivo e sputavo peli del suo cazzo che..che già mi stava spalancando a forza lo sfintere, facendomi urlare di dolore.
Urla…si…mi piace…mi piace il culo delle verginelle come te, che versano il primo sangue, adesso mi fermo e dovrai essere tu a pregarmi di continuare a chiavarti il buchetto…Senti…senti come gode anche la salsiccetta che hai qui davanti ! – E cominciò a segarmi, mentre io cominciavo a provare un piacere devastante.
Ero io a venire nelle sue mani e ad eiaculare, mentre la penetrazione si faceva sempre più profonda e una delle sue manacce mi spalmava la bocca e la faccia del mio stesso sperma.