i cerchi nel grano

Era apparsa la notizia su giornali e telegiornali. A dieci chilometri da casa mia erano stati fotografati da un elicottero in un campo di grano dei cerchi perfettamente geometrici del diametro di circa 150 metri. Già i cerchi nel grano, una delle bufale del secolo o solo la piccola firma di visitatori di un altro mondo. Si erano riversati sul posto sindaco, assessori, studiosi, fisici, chimici, studenti universitari, polizia, forze armate , curiosi, contadini, gente di città, uomini donne bambini. Mancava solo il Berlusca. Io avevo dato la caccia agli ufo sin da piccolo, senza aver mai potuto appurare se si trattassero di fole o se dentro ci fosse un briciolo di verità. Verso i 20 anni avevo concluso che se non hai prove concrete, se non li vedi da vicino, se non li tocchi con mano per me sarebbero rimasti solo dicerie da film di fantascienza. E per un tot di anni non pensai più ai dischi volanti, agli esseri alieni o agli invasori da altri mondi. Ma la storia dei cerchi nel grano che erano stati trovati
risvegliarono quella mia curiosità infantile di avere contatti con esseri di altri pianeti. Avevo un complice, Roberto, un mio caro amico.
Qualunque cosa gli proponessi gli andava sempre bene e me lo rigiravo come volevo. Lasciammo passare qualche giorno di modo che la zona del ritrovamento non fosse piu’ sotto controllo come dopo appena accaduto il fatto. Quella sera venne a prendermi a casa con la sua jeep e muniti di torce, di telecamera e macchine fotografiche partimmo per il paese vicino. In 10 minuti si sarebbe arrivati ma notavo che mentre guidava Roberto era nervoso, intimorito, non era molto convinto di quello che stavamo per fare. “Guarda che ho accettato perchè sono tuo amico ma ti confesso che ho paura. Metti che siano davvero gli alieni. Ho letto che a volte rapiscono gli umani e fanno esperimenti. Io non voglio fare la cavia per quelli, magari sono dei mostri. Magari hanno 4 mani e 5 occhi…
E io divertito replicai “Si, e magari 5 cazzi…”. “Dai non fare dello spirito. Ho letto che ti infilano anche delle sonde su per il culo e che fa un male boia”. “Wee ma dove le hai lette queste baggianate?”. “Dai Francesco, su internet si trova di tutto, se andavi sui siti che parlano di alieni e rapimenti le leggevi anche tu queste cose!”. “Io sono andato sui siti che parlano di alieni ma non ho mai letto nulla di tutto questo…Poi non ho
nessuna voglia di prenderlo nel culo. A me piace piu’ dare che ricevere…” “Come scusa?” Ribattè Roberto. “Niente niente, dai ferma la
macchina che siamo arrivati, parcheggiamo qui!”. Lasciammo la jeep in una piazzuola di erba e ghiaia e proseguimmo a piedi. Era buio, non c’erano nè la luna ne’ le stelle. Ma avevamo 2 grosse pile alogene portatili che facevano una gran luce. “Dovrebbe essere da questa parte” dissi. Percorremmo un prato per circa 5 minuti poi arrivammo al campo di grano indicato dai telegiornali e vedemmo la meraviglia.
Le nostre pile avevano una gettata ampia e illuminarono alla perfezione i 3 cerchi che erano li’ davanti ai nostri occhi. Immensi, estesi,
collegati tra di loro, con uno strano disegno al centro di tutti e tre. Roberto era allibito, “Non ci posso credere”,disse, “allora è tutto vero”.
“Roberto! Li abbiamo visti anche in tv, certo che è vero!”. Replico’: “Ma un conto vederla sui giornali o alla tv una cosa, e un conto ritrovartela davanti agli occhi! Ma chi li ha fatti questi?? Non certo i terrestri! Che senso avrebbe simulare la visita di abitanti dello spazio??
Queste cose non sono terrestri. C’è qualcosa di strano qui, non credi? Non si sentono neanche grilli o cicale. Io ho paura Francesco andiamo via di qui, scappiamo ti prego, non mi sento sicuro. C’è qualcosa che non va, troppo silenzio, dai andiamocene”. “Roberto
siamo venuti qui con uno scopo, dobbiamo perlustrare la zona, dobbiamo fare delle foto e riprendere i cerchi con la cam. Vedi di calmarti. Va tutto bene, siamo al sicuro, ci siamo solo io e te qui, nessun motivo per avere paura, ok?”. “Ok, come vuoi, continuiamo, ma al primo rumore sospetto io me la do a gambe e ti lascio qui, lo giuro!”. Proseguimmo verso il centro del cerchio piu’ grosso. I nostri passi sul
grano piegato era l’unico rumore che si sentiva. Comunque aveva ragione Roberto, strano il silenzio dei grilli e delle cicale in giugno. Si’ c’era qualcosa di anomalo in effetti ma non volevo farmi suggestionare troppo dalle paure di Roberto. Avrebbero finito per
contagiare anche me. Tirammo fuori la macchina digitale e scattammo piu’ foto al centro del cerchio. Tanti flash in successione di un blu elettrico acceso e accecante. Accecante come il lampo che a un tratto venne giù dal cielo. Un lampo che assunse la forma di un raggio.
Un raggio che colpi’ in pieno Roberto che era a due passi da me. Un secondo fa era qui e adesso non c’era piu’. E’ come se fosse stato risucchiato da quella luce. Mi prese il panico. Provai a chiamarlo a voce alta, urlando e urlando ancora piu’ forte. Ma Roberto non c’era più.
Fu questione di secondi e un altro raggio mi centrò. Fui risucchiato in un vortice senza capire cosa stesse succedendo. Vedevo luci e forme mai viste, colori che ai nostri occhi sono sconosciuti, sussulatavo in un oceano di onde silenziose e psichedeliche, vedevo scenari che non sono del nostro pianeta. Supernove, stelle, galassie, scie di polvere e fuoco che uscivano dal nulla e dopo al nulla ritornavano.
Lo spettacolo fini’ di colpo. Pensai di cadere violentemente da qualche parte. Invece fui posato dolcemente sul terreno. Da forze cosmiche
o energie che provenivano da non so dove. Aprii gli occhi. Mi sembrava di stare su di un prato, c’era una luce debole, come quella del tramonto.
Ma quel tramonto era verde, una luce verde sembrava provenire da una stella su quello strano orizzonte.
“Ciao terrestre!”. Una voce tranquilla e rassicurante si era rivolta a me. Cercai di guardare bene. Era un ragazzo. Un bel ragazzo, con i lineamenti bellissimi, una bellissima bocca e degli incredibili capelli lunghi biondi che gli coprivano per metà il viso.
“Chi sei??” gli feci. “Potrei dirti qualunque
nome ma non avrebbe un vero significato per te. Coi codici vocali a cui site abituati i nostri nomi ti risulterebbero impronunciabili.
Chiamami Eros, il primo nome che mi viene in mente che possa essere da te capito”. “Dove sono?” gli chiesi. “Sei sulla nostra terra, un pianeta simile ma a milioni di anni luce dal vostro”. “Come sono finito qui?” chiesi ancora. “Le porte -disse Eros-sei passato dalle porte. I cerchi nel grano sono porte per il nostro mondo. Le abbiamo disegnate noi per condurvi qui e studiarvi di tanto in tanto. Avevi scattato dei flash. I flash richiamano la luce e mettono in moto il motore che permette di oltrepassare la soglia dello spazio e del tempo in pochi secondi”.
“Perchè sono qui? Che volete da me? Dov’è il mio amico?”
“Il tuo amico non ha i tuoi stessi requisiti ed è stato preso in consegna da un mio fratello. Di te mi occupero’ io”. Mi passo’ una mano sul viso e persi i sensi in una specie di carezza. Mi risvegliai in una stanza illuminata da diversi colori. Ero adagiato su una specie di letto, caldo, morbido, senza lenzuola. Dal soffitto veniva giù una luce rossa generata da migliaia di raggi che sembravano laser. Guardai in basso. C’era lo stesso intreccio di laser, ma erano blu. Si apri’ una porta elettronica scorrevole.
Eros entro’. “Voi sulla terra vi dividete in eterosessuali e omosessuali, non è così?” disse. “Da noi invece non ci sono divisioni. Noi amiamo uomini e donne senza distinzione. E’ la nostra natura, da quando nacque questo pianeta, siamo nati prima di voi. Tutti gli altri anche sono nati prima di voi. Siete l’ultimo pianeta formato nelle galassie, lo sapevi questo? Per questo siete ancora così indietro nella morale e nell’etica. Tu sei gay vero? Lo sento, sento che provi attrazione per me”. Dovetti ammettere. Era bellissimo, ora che lo vedevo anche meglio aveva un viso e un corpo perfetto e due occhi lucenti e seducenti. “Se un alieno ti chiedesse un bacio in bocca che faresti?” mi disse avvinandosi al mio viso. “Che faresti?” e me lo chiese con la bocca vicinissima. Gli presi tra le mani la faccia e mi incollai alle sue labbra. Sembrava gli piacesse un casino. Prese ad abbracciarmi e continuava a muovere
la lingua sulla mia. Stavo baciando un alieno! Se lo sapesse il Francesco bambino, il Francesco di quando ero piccolo, quello che cercava gli ufo non ci crederebbe. Chiusi quel bacio meraviglioso e paradossale con un bacio sulle labbra. Poi mi venne da chiedere. “Dov’è Roberto?”. “Lui è sempre qui, ma in un’altra stanza. Lui è diverso da te e per questo gli verranno fatti degli esperimenti. “Che genere
di esperimenti?” chiesi preoccupato. “Non temere. Niente che possa fargli male.” Mentre parlava mi stava spogliando, ormai ero già praticamente nudo. Comincio’ a passare le sue labbra sulla mia pelle. Ovunque. Arrivo’ anche li’ e quando lo prese in bocca feci un
sussulto, Mai provata una sensazione simile. Mi attaccai a quei capelli lunghissimi e mi misi ad ansimare senza tregua finchè non se lo tolse dalle labbra. Ed è un bene che se lo tolse perchè stavo impazzendo dal piacere. Mentre mi spompinava si era spogliato anche lui e ne approfittai per toccare e sentire cosa avesse in mezzo alle gambe. Anche se alieno aveva uccello e testicoli. E che uccello!
Glielo succhiai tutto d’un fiato. E anche lui fece un verso e solo quando senti quei versi capisci che quello che stai facendo è molto, troppo gradito.
Mi piaceva ciucciarglielo, sentire il bocca il sapore alieno, un sapore comunque identico al nostro. Ma veniva da milioni di anniluce di distanza.
Stavo facendo una pompa ad un extraterrestre. Pazzesco. Forse era solo un sogno. ma nel sogno Eros si mosse e mi fece mettere al suo fianco a mo’ di 69. Cominciammo a pomparci, sincroni, complementari, speculari riempendoci nel frattempo di carezze sul
corpo con le mani. Mi piaceva toccargli il petto, i fianchi, il culo. Le luci rosse e blu dei laser contribuivano a dare una magia alla scena di noi sul letto mentre stavamo mangiandoci le nostre parti piu’ intime. A un tratto cambio’ posizione e si mise a sedere sul mio cazzo e guidandolo con la mano se lo infilo’ dentro. Fino in fondo e comincio’ a muoversi su e giù. Stavo scopandomi Eros, sentivo sensazioni mai provate, brividi di parossismo assoluto. Lui si muoveva e sorrideva e mi accarezzava il viso e i capelli. “Sei bravo disse. Ora ti do la ricompensa!”. Comincio’ a menarsi l’uccello e dopo essersi segato qualche secondo erutto’ uno spruzzo indescrivibile.
Mi colpi’ ovunque. Sui capelli, negli occhi, in bocca, sul collo, sul petto, sulla pancia. Mai vista una sborrata così, roba da non credere.
Ero bagnato ovunque e quello sperma aveva lo stesso identico odore del mio. Rimettendomi in bocca il suo uccello notai ancher che aveva lo stesso sapore di quello terrestre. Ero ancora confuso ed eccitato per quel pirotecnico gioco bagnato, non mi stavo neanche accorgendo stavo per venire. Il movimento del suo bacino sul mio mio cazzo era continuato imperterrito e mi fece arrivare all’orgasmo. Un orgasmo senza limiti, sentivo che lo stavo riempendo mentre aveva ripreso ad abbracciarmi e a slinguarmi in bocca. Le contrazioni finirono poco a poco, lasciando uno strascico di sensazioni secondarie che fecero di me e di lui due esseri esausti in un letto. “E’ quasi l’alba” mi disse.
“Quando sorgera’ il sole di Azar con la sua luce verde verrai riproiettato sul tuo pianeta nel momento esatto in cui lì sorgera’ il vostro sole. Ti risveglierai accanto al tuo amico e tornerete a casa. Se immaginavi che noi fossimo i classici omini verdi, con gli occhi tondi a palla, con le mani a 4 dita ti sbagliavi. Noi siamo così, uguali a voi fisicamente”. Non abbiamo tempo per l’amore perchè è giusto che tu ritorni.Ma quello che c’è stato tra noi è stato amore. Se tu fossi stato una donna, c’avrei messo lo stesso amore nel fare l’amore con te.
“E con un ultimo e tenero bacio sulle labbra aggiunse:
“Ti chiedo solo una cosa: Ricordati di me!” E stava uscendogli una lacrima mentre lo diceva. Stavo per rispondergli “Come potrei non dimenticarti” ma la carezza che mi diede in viso mi fece addormentare istantaneamente. Mi risvegliai di nuovo nel campo, un po’ intontito, un po’ incredulo. Non ero piu’ nudo. Ero di nuovo vestito con la mia torcia in mano. I primi raggi arancioni del sole illuminavano il campo di grano con i suoi disegni perfetti, geometrici, enormi.
“Francesco, Francescoooo”. Era Roberto che mi chiamava. Era li’ per terra anche lui e si stava alzando in piedi. Aveva due occhi da indemoniato e parlava affannosamente in stato di evidente shock “Dov’eri finito?? Tu non c’eri lassù?. Non sai cosa mi hanno fatto?!”
“Si che c’ero invece, ma eravamo in posti differenti” replicai. “Hai visto? avevo ragione. Siamo stati rapiti. E’ tutto vero! Loro ci rapiscono
e fanno esperimenti. Mi hanno fatto prelievi di sangue, flebo, punture in ogni parte del corpo ma la cosa piu’ allucinante è quel cilindro gelato che mi hanno infilato nel culo. Mi han fatto un male pazzesco!. Mi hanno anche sigillato la bocca perchè non urlassi. E non era un mostro! Era una bellissima ragazza coi capelli biondi lunghi, gli occhi azzurri e due tette da mangiare come un cono gelato. Che stronza! Anche a te hanno fatto questo??”
“Io forse sono stato piu’ fortunato di te” dissi. “Anch’io ho visto una bellissima ragazza e ha voluto far l’amore con me. Ed è stato fantastico!”.
“Ecco, il solito culo! A me esperimenti tremendi e a lui la scopata con una bella figa aliena. Non mi sembra giusto. Vaffanculo!!!.” Ci alzammo e ritornammo alla jeep e prendemmo la via per il ritorno a casa. Ci vorrebbe una musichetta a questo punto, una musica di sottofondo con la scena della macchina che riporta a casa Roberto e Francesco. E magari sentire in dissolvenza la voce di Roberto che continua a inveire contro di me “Te l’avevo detto che non eravamo al sicuro. Te l’avevo detto che dovevamo andare via.
Poi a te la bella figa e a me un cilindro nel culo. Vaffanculo….Vaffanculo…Vaffan…..”. Roberto mi faceva un po’ tenerezza mentre diceva quelle cose. Ma trovavo giusto che ogni tanto gli esperimenti qualcuno li compiesse sugli eterosessuali. Del resto chi mi assicura che non siano loro i diversi?