il dottor C

Mi chiamo Gabriele e devo dire di non essermi mai sentito un gran “maschione”, anzi. Fisico esile, capelli biondo-rossi e un sacco di lentiggini, oltretutto ho un cazzetto insignificante da minidotato (3,5 cm circa a riposo e 8 in erezione!). Vivo con mia madre, una signora di mezz’età ancora piacente, divorziata. Ma bando alle ciance ed ecco il mio racconto.
Ero stato appena sottoposto a un piccolo intervento chirurgico a un braccio e anche se l’operazione era di routine, i dottori avevano preferito tenermi in osservazione in ospedale per una notte. Mi stavo risvegliando, intorpidito e intontito. Stranamente però, il letto tremava e oscillava tipo terremoto. L’anestesia non c’entrava nulla, visto che avevo fatto solo la locale e il suo effetto era passato ormai da un bel po’. Ero sdraiato sul letto a pancia sotto e sentivo qualcuno che mi pesava sulla schiena e ansimava, usando un frasario davvero volgare, «E’ inutile che fai finta di dormire, vacca da monta, lo so che ti piace il cazzo!» Sentivo un dolore strano nello sfintere anale e… accidenti, quel qualcuno mi stava inculando! Feci vedere che ero sveglio girando lievemente la testa e mi trovai faccia a faccia con il viso a me familiare del dottor C., il ginecologo di mia madre! Era un gran bell’uomo ultra-cinquantenne, robusto, brizzolato e con dei folti baffi, ma io l’avevo sempre creduto un signore distinto, forbito, ed invece in quella circostanza scoprivo la sua vera natura: un gran porco, laido, libidinoso senza freni. Mentre faceva i suoi comodi, mi leccava lubricamente una guancia, appunto da dietro, da dove si trovava, o m’infilava la lingua bavosa in un orecchio, sussurrandomi parole oscene e insulti sessuali!
Come alle volte succede in certi momenti, che ci escono dalla bocca le domande più cretine, chiesi stupidamente: «Ma dottore.. me… me lo sta mettendo nel culo…?» «Cerrrrrto» – mi rispose ironico il dottor C. imitando un vecchio intercalare del comico Greggio – «dai, ti sto solo sodomizzando un pochino… non mi dire che non ti piace?» Io, invece, provavo una goduria infinita – il mio piccolo, patetico cazzettino si era drizzato come un fuso! – a sentire quella cosa dura che andava su e giù all’interno del mio sfintere anale e infatti mi affrettai a replicare, con una vocetta da gallinella che sorprese anche me, «Noooooo… anzi, faccia pure il suo comodo, ci metta tutto il tempo che ci vuole!» Il dottore, pur ansimante a causa di quello che (mi) stava facendo, scoppiò a ridere e aggiunse «Aaaahh, lo sapevo che eri una femminuccia! Ci avevo fatto anche una scommessa con il dottor S.» (un suo amico chirurgo plastico, altrettanto porco). «Ma smettiamola con questo “lei”: mi devi dare del tu e chiamarmi Aldo, che è il mio nome di battesimo, e guai a te se non mi chiamerai anche “amore mio”, oppure solo “amore”, quanto giungerai all’acme del piacere!»
«Accidenti, Aldo» – mi venne, chissà perché, da aggiungere lì per lì, mentre mugolavo a causa di quella meravigliosa mistura di dolore e piacere – «non avrei mai pensato che tu fossi così… ehm… ben dotato!». In effetti il grosso arnese che mi andava avanti indietro, ora con notevole velocità e brutalità, nel mio dolorante buchino (una volta molto stretto ma quel trattamento me lo stava dilatando ben bene), era indubbiamente un pistolone di tutto rispetto, almeno a giudicare dalla grossezza e dalla durezza che io riuscii a “testare” in quella… particolare situazione! Forse lusingato, ma anche eccitato dai miei complimenti, Aldo accelerò d’improvviso il ritmo dell’inculata, facendomi urlare per il male e per l’umiliazione. «E così…? Così, ti piace? Ti apro in due, troia!». Ma ormai io ero al settimo cielo e ammisi, senza più alcuna vergogna, «Siiiiii, amooreee, che bello, continua così, fammi maleeee… ti prego, non smettereeee! Adoro gli uomini prepotentiiii!» Dopo parecchi minuti di monta furibonda e animalesca, mi resi conto che il mio stallone, era lì lì per venire e così lo incitai con queste parole «Siiii, Aldo, amore mio, riempimi, ingravidami, ti prego, mettimi incinta!» Queste frasi gli fecero effetto, perché dopo poco, grugnendo come un bufalo, scaricò tutto il pregiato contenuto dei suoi testicoli nel mio intestino accogliente. Io invece venni immediatamente dopo, in pratica a causa dell’eccitazione che provai per aver sentito il suo seme “riempirmi” tutta (provai una sensazione inaspettatamente molto “femminile”, mi sentivo come se fossi stata davvero ingravidata… evidentemente si trattava di un desiderio profondo, inconscio, che avevo sempre avuto…)
Rimase un po’ sopra di me, col suo pisellone ancora ben alloggiato nel mio ano, che soltanto quando tornò in posizione di riposo, scivolò pian piano fuori dal mio buchino dolorante. Allora Aldo si alzò, trionfante, dandomi una sonora pacca su una natica, sia per “tastare” la propria femmina che per sottolineare il suo gradimento di maschio dominante. Io mi rigirai nel letto, mettendomi supina. Sentivo distintamente un rivolo del suo sperma caldo che fuoriusciva dal mio forellino, scivolando poi lungo la mia coscia, giù giù sino alla caviglia. Questa cosa, chissà perché, mi piacque moltissimo. Poi il mio bel dottore mi sorrise e disse: «Ora sei mia, una mia proprietà… per forza, ti ho fecondata, quindi ti posseggo! D’ora in poi ti chiamerai Gabriella, ti comporterai, vestirai, parlerai, ti truccherai da donna. Oltretutto, come femmina hai bisogno di un ginecologo e dato che io già “mi occupo” di tua madre, non vedo perché non dovresti scegliere me.» Poi aggiunse, con un tono che non prevedeva obiezioni, «Vienimi a trovare giovedì, ma non nel mio studio, a casa mia, così ti faccio una bella visita. Depilati completamente e fatti un bel clistere!» Io annui, appagata e felice, e mi rimisi a dormire, mentre lui se ne andava furtivo, fra i meandri bui dell’ospedale.
Finalmente arrivò giovedì e, come pattuito, mi depilai con estrema attenzione e poi feci il clistere, addirittura due volte, a scanso di spiacevoli sorprese, arrivando a casa di Aldo verso sera. Il mio dottorino mi fece mettere su un lettino apposito per le visite ginecologiche (aveva organizzato un piccolo ma attrezzato ambulatorio anche al primo piano di casa sua), con i supporti per mettersi a gambe aperte. Naturalmente per lui era un gioco, un po’ maniacale e pazzerello d’accordo, ma eccitò molto anche me, facendomi sentire proprio una donna. Trattò il mio sfintere come se fosse una vagina (la mia “figa posteriore”, la chiamava a volte), infilandoci gli strumenti ginecologici per allargarla e il sondino per ammirarla bene da dentro, commentando proprio come se stesse visitando una vagina spalancata: «Le grandi e piccole labbra okay, l’utero…ummmm… tutto bene. Complimenti signora… una gran bella ficona… fianchi larghi… il suo amante deve essere molto contento!» Scoppiammo a ridere entrambi con fare malizioso, perché sapevamo benissimo che “il mio amante” era naturalmente lui. A quel punto mi accompagnò al secondo piano, dove teneva un sacco di abiti sexy da donna, molti mi andavano bene. Mi pare che mi disse che erano della sua ex-moglie. Mi truccai, mi misi lo smalto sulle unghie, vestii calze di nylon nero fumèe con la riga, mutandine nere semi-trasparenti, reggicalze, minivestito stretching, scarpe con tacchi a spillo. Quando terminai, guardandomi allo specchio per poco non mi prese un colpo: accidenti, non ero male, grazie anche ai miei lineamenti delicati e al corpicino esile, sembravo una ragazza davvero appetibile, una bella “roscia”, anche un po’ culona per dirla tutta. Appena mi vide, Aldo non mi fece neppure spiccicare una parola e m’infilò subito la lingua in bocca, iniziando un lungo e appassionato bacio profondo “alla francese”, che io gradii moltissimo. Fu bellissimo slinguazzarsi con un bell’uomo come Aldo. Da quel giorno, facemmo l’amore moltissime volte, io sempre a eccitarlo sculettando (avevo imparato a farlo guardando attentamente i film di Marilyn Monroe e altre pellicole) o accavallando maliziosamente le gambe e facendogli intravedere la lingerie di pizzo che portavo sotto, o ancora, mi chinavo per fargli scorgere il mio bel culo velato nelle mutandine semi-trasparenti, e lui reagiva sempre eccitato come un toro, che deve assolutamente e immediatamente montare la sua vacca… e per il mio culo non c’era più scampo! Gli facevo anche dei lenti e succosi pompini, che mi consentirono finalmente di leccare, baciare e succhiare il suo splendido ed enorme membro virile oltre a assaggiare il suo sperma, odoroso di maschio ma piacevole, che io ingoiavo perché ne ero golosissima. Nei giochini erotici, Aldo aveva una fantasia sfrenata. Una volta mi fece salire la scala che conduceva al piano di sopra – eravamo completamente nudi entrambi, io con i tacchi a spillo – ordinandomi di sculettare mentre lo facevo, con lui che mi afferrava da dietro, salendo piano piano attaccato al mio didietro, e mentre salivano mi inculava selvaggiamente. Mi disse che era un po’ faticoso ma l’aveva visto fare in un film porno, i cui personaggi erano una culona-tettona e uno stallone di colore. Diceva che lo eccitava moltissimo questa situazione perché era come se lui la punisse all’istante per la troiaggine che lei manifestava sculettando. Comunque piacque in effetti ad entrambi e godemmo parecchio!
Fui davvero fortunata a incontrare un Uomo Vero come Aldo. Un giorno mi disse con evidente orgoglio maschile che il suo seme era estremamente fertile, con un numero di spermatozoi eccezionale, piuttosto raro oggi anche nei giovani uomini e aggiunse di avere un livello molto alto di testosterone, cosa che fra l’altro si evinceva anche dalla grossezza dei suoi testicoli, che più che grossi come noci (come raccomandano gli andrologi per avere una certa sicurezza sul livello del testosterone) era grandi come due grosse albicocche! Mi confidò che aveva ingravidato alcune sue pazienti, sia giovani, sia donne mature ancora “scopabili”, come le definiva lui, e che alcuni dei figli che aveva fatto nascere non erano dei legittimi mariti ma erano in realtà figli suoi. Seppi anche che una giovane puerpera in particolare, follemente innamorata di lui, non vedeva l’ora di figliare al più presto per poi farsi ri-mettere incinta, ma da Aldo. Scoprii che si era portato a letto più volte anche mia madre. Me lo confessò con estrema naturalezza. Mi disse anche che mia madre era incinta di lui e che fra alcuni mesi avrei avuto un fratellino o una sorellina! E mi confessò candidamente che se io fossi nato femmina lui mi avrebbe già messa in stato interessante, e più di una volta!