la bussola del peccato

Mi ero separato da poco, avevo affittato un appartamento e mi ero ricavato una nicchia di tranquillità e di calma.
Non avevo le spalle coperte da alcuna amicizia particolare, ma ero tornato finalmente a sentirmi libero.
E con la libertà erano tornate le voglie ed il tempo per guardarmi intorno e scegliere. Mi capitò un sera di ricordarmi con insistenza di un esperienza che avevo da tempo dimenticato: una storia rimemorata per caso, forse rimossa per un pregiudiziale senso del peccato, ma che proprio per questo tornò ad emergere più vivida che mai.
Una donna bellissima con cui avevo avuto una storia prima di sposarmi. Eravamo finiti a letto sulla base di un’attrazione travolgente ma che, alla prova dei fatti, si era conclusa con un’umiliante cilecca da parte mia. Ma lei si era dimostrata straordinariamente paziente e, dopo avermi riportato in tiro, mentre si profilava il secondo insuccesso, aveva tirato fuori un vibratore e mi aveva condotto, si può dire “per mano”, alla soddisfazione più completa.
Fu così che quella sera decisi di approfondire e smascherare quel punto scuro, quell’oscuro “peccato” che la mia educazione cattolica, pur coscientemente superata, mi stava riproponendo non più come esperienza da seppellire, ma come via da esplorare.
Sapevo perfettamente dove trovare la soluzione più facile e lasciai la mente e poi l’azione correre a quei marciapiedi che avevo percorso altre volte solo per curiosità.
Quella sera quel marciapiedi sembrava deserto: feci un giro e tornai dopo un po’. Da lontano mi parve essere tornato qualcuno, ma da vicino ebbi il dubbio che fosse una semplice prostituta, comunque abbassai il vetro dal lato passeggero e chiesi senza alcuna remora:
“Ma sei un cazzo o una fica”
La tipa mi guardò un momento e poi alzando minacciosamente la borsetta che aveva con sé
“Vattene brutto frocio…vai a farti inculare da tua madre”
Scoppiai a ridere e ridendo accelerai per sfuggire all’ira della signora e delle sue furie. Ma quell’interludio aveva rafforzato la voglia, trasformandola in necessità.
Cambiai zona e finalmente trovai il giusto terreno di pesca. Questa volta la scelta era veramente come da decisione. Una mulatta monumentale si staccò da un gruppetto quando fermai e quando le chiesi, come da clichè, il prezzo, aprì direttamente lo sportello e salì in macchina:
“Trenta in macchina e cinquanta a casa” Disse aprendo la pelliccia e mostrando la merce: due tette da sballo, meravigliosamente pesanti, dalle areole immense, color cioccolato, e dai capezzoli eretti come torrette di guardia.
Poi mi prese una mano, se la passo sul ventre liscio e se la trascinò dentro gli slip, fra le rugosità di un pube depilato e poi su un pene turgido che mi bagnò il palmo sfacciatamente:
“Ti piace il cazzo?”
“Certo bambola mia, con questo cazzo…”
“Sono venuta adesso e ancora non mi sono scopato nessuno…se mi dai un centone Ti chiavo con calma e ti sborro tutto…”
Intanto, mentre io tenevo in mano il suo cazzo e glielo scappellavo tutto, lei/lui si impadroniva del mio e faceva altrettanto.
“Va bene, dolce, ma leva quella mano, che mi piace moltissimo, ma rischia di farmi venire precocemente e mandarmi fuori strada.” Rise di un riso profondo, ingolato, che mi dette un brivido di piacere che risaliva dai testicoli al cervello.
Quando arrivammo e si tolse la pelliccia aveva gia tutto di fuori, era pià alta di me, che non sono basso, e costrinse subito il mio viso fra le sue tettone, trascinate in alto dalle mani, poi prese a slacciarmi la cintura mentre io gli afferravo il cazzo e gli ciucciavo i capezzoli.
Aveva un’erezione completa e un cazzo impressionante.
“Piglialo in bocca…Piglialo in bocca…” Era insieme un’implorazione e un comando.
Il suo pube aveva un profumo meravigliosamente volgare e sfacciato e il suo cazzo un afrore da sturbo.
Me lo ficcò in gola un po’ per volta, affogando il mio respiro, ma possedendomi già il cervello.
Avevo ancora pantaloni e mutande che mi impastoiavano le gambe, ma il cazzo gia bagnato di umori precoitali e una voglia sconcia di farmi inculare a sangue.
“Vuoi essere sborrato in faccia o in culo…”
“In culo…in culo”
“Allora sdraiati e finisci di toglierti tutto. Ti voglio nudo e svergognato…Bene così…alza le gambe e fattelo entrare dentro tutto…piglialo con una mano e portatelo nel buco…”
Si spalmò una mano di sputo e cominciò a bagnarmi lo sfintere e infilarmi con le dita. Glielo tenevo con la mano destra e aspettavo che togliesse la sua, anche se mi piaceva tantissimo.
Quando cominciò a spingere cominciai a piagnucolare :
“Fai piano, fai piano”
“Sei vergine!” Rise e lo spinse dentro senza pietà.
Avrei urlato se non mi avesse messo una mano sporca di sputo e col mio sapore di culo sulla bocca.
“ Non hai neanche il preservativo,,,,” esclamai… già superato il dolore e cominciando a godere da pazzi e…da frocio. Rise
“E vuoi che non mi goda una vergine con tutto il cazzo sguainato e tu…non vuoi goderti il bagno di sborra che ti darò dopo averti aperto il culo come una fica.”
“Si…chiavami come una fica, spaccami il culo…sborrami dentro…mettimi in cinta…dai…dai…si così…dentro…più dentro!”
Che meraviglia quel primo cazzo…oltre ogni più scatenata fantasia…oltre ogni più sfrenata aspettativa, oltre il piacere delle seghe che mi ero fatto pensando a quell’esperienza, desiderandola e prefigurandola.
Solo dopo avermi fatto venire due volte e avermi cosparso tutto della mia propria sborra e avermela fatta leccare e bere, mi esplose dentro il suo seme bollente, a schizzi violenti e continuando a scoparmi, spalmandomelo dentro e poi fuori, risalendo col cazzo fino in bocca e continuando a chiavarmi in gola e poi in faccia e schiaffeggiandomi col cazzo ormai morbido e fradicio e che ancora sbavava sperma e che io leccavo e leccavo, sfinito e insaziabile…
… avendo tenuto ferma e poi superato
la bussola… del peccato.