Marzia

“E a te come vanno le cose?” Erano le undici di sera Marzia ed io stavamo passeggiando per le vie di Lucca.
“Così e così.” le risposi. “Non che vadano male, però col fatto che Marco lavora a Roma ci vediamo ogni 15 giorni e capisci appena arriva ci diamo dentro a più non posso poi, per tre quattro giorni sto bene, ma dopo comincio ad averne di nuovo voglia ed ad arraparmi sempre di più. Ci vorrebbe un diversivo… Beata te che hai tuo marito vicino.”
“Non credere, non è come pensi. Io e Luca neanche più ci parliamo, lui è sempre fuori con gli amici e magari con qualche puttana e quando ci vediamo ci scambiamo si e no due parole. Poi vivere con i suoceri non aiuta.”
“Non gli piaci più?”
“Non lo so. Ma il fatto è che lui non piace più a me. Però io sono sola, non lavoro e non posso certo separarmi.”
“Siamo proprio sfigate.” conclusi.
“Avevo anche pensato di trovarmi un amante ma in una città piccola è troppo rischioso e, abitando in campagna, sono poche le scuse per allontanarsi.”
“Io ne ho parlato con Marco e, scherzando gli ho detto che mi serviva un amante, ma lui si è un po’ incazzato e, non so se scherzando o no, mi ha consigliato di trovarmi un’amica per trastullarmi un po’. Di una donna, ha detto, non sarebbe geloso.”
“Sai che è buffo, è quello che avevo pensato anch’io. Se esci con una amica o vai a casa sua nessuno ci fa caso, qualche volta puoi restare a dormire da lei. E poi per me non sarebbe la prima volta, quando stavo in collegio avevo una compagna di stanza con la quale ci scambiavamo coccole e carezze.”
“E com’è farlo con una donna?” le chiesi.
“È diverso… è bello ma è un’altra cosa. C’è più complicità… però è diverso da una scopata con un uomo.”
Quello che mi aveva detto Marzia mi dette da pensare. Forse l’idea di Marco non era del tutto assurda.
Giunte sotto casa mia mentre Marzia si preparava a salutarmi, le proposi di salire su da me.
“È un po’ tardi.”
“Puoi chiamare a casa e dire che ti fermi da me. Con la scusa che sono sola puoi dire che ti fermi a farmi compagnia.”
Lei mi sorrise.
“Mia suocera è sicuramente ancora sveglia… Sì dai.”
La suocera volle parlare anche con me, le raccontai che ero sola e mi faceva piacere un po’ di compagnia ecc…
Non ebbe nulla da eccepire e nel salutarmi mi ringraziò per l’ospitalità.
Ci guardammo negli occhi, ero un po’ in imbarazzo anche se molto curiosa di vedere come andava a finire. Per sciogliere il ghiaccio le proposi di fare una doccia.
In bagno ci spogliammo e l’imbarazzo piano piano sparì.
Cominciai ad osservare il suo corpo con occhi nuovi. L’idea che tra lì a poco l’avrei accarezzata e baciata cominciò ad intrigarmi.
Ci asciugammo in fretta e ci sdraiammo sul letto.
Nella semioscurità le nostre mani cominciarono ad accarezzare il corpo dell’altra, le labbra si sfiorarono per fermarsi sempre più a lungo poi le lingue cominciarono a cercarsi.
Stringere i suoi capezzoli mi dette una strana emozione.
Dopo quei lunghi ed estenuanti preliminari mi sentii eccitatissima, le aprii le ginocchia e mi tuffai fra sue gambe. Il sapore della sua micia fu inebriante.
Sentivo il suo clitoride che si gonfiava.
Persi completamente la cognizione del tempo.
Ci ritrovammo abbracciate ed ansimanti che era già l’alba.
“Inutile chiederti se ti è piaciuto” mi disse la mattina dopo prima di salutarmi. Per tutta risposta l’attirai a me e la baciai.
Era stata un’esperienza bellissima dovevo ringraziare Marco per avermela suggerita?
Forse stava solo scherzando? Ci avrei pensato sopra.
Il giorno dopo sentii il desiderio di rivedere Marzia e con la scusa di passare a salutare i suoceri andai a casa loro.
Fu felice di vedermi, le brillavano gli occhi.
“Avevo anch’io tanta voglia vederti” mi sussurrò all’orecchio.
Salutai i suoceri e prendemmo il caffé, la casa era grande e come tutte le case di campagne era un continuo viavai. Del marito di Marzia neanche l’ombra.
“Dai vieni su che ti faccio vedere una cosa.” se ne uscì Marzia ad un certo punto.
La seguii con il cuore in gola. Arrivati al piano di sopra mi spinse nel bagno ed incollò la sua bocca alla mia.
“Togliti le mutandine” mi sussurrò all’orecchio. Le sue gambe imprigionarono una delle mie ed io feci altrettanto con la sua. Le nostre micie premevano una sulla coscia dell’altra. Il movimento ritmico sempre più veloce ci portò all’orgasmo.
Ci accasciammo esauste.
“Vedi che fra donne è tutto più facile” mi sorrise.
Tornando a casa, imbottigliata nel traffico, ammisi a me stessa che questa storia stava diventando importante e che non potevo nasconderla a Marco. Non sarebbe stato giusto.
La sera lo chiamai e, dopo aver parlato un po’ del più e del meno, preso il coraggio a due mani e gli dissi: “Sai ho seguito il tuo consiglio.”
“Quale?”
“Quello di trovarmi un’amica…”
“Ma dai… Vuoi dire?”
“Sei mica arrabbiato?” ero preoccupata.
“Ma no che dici… Solo non credevo l’avresti fatto… e chi è la fortunata?”
“Non te lo dirò subito. Voglio farti stare un po’ sulle spine. “
“Raccontami almeno come è andata.”
Di solito ci scambiavamo fantasie al telefono per poi masturbarci, questa volta invece era una esperienza reale.
Gli raccontai a grandi linee l’accaduto con voce suadente mentre mi accarezzavo fra le gambe. Non so se mi eccitava di più il suo arrapamento o il pensiero di Marzia.
“Che bello” sospirò al fine lui. “Non voglio metterti fretta però mi piacerebbe sapere il nome della tua fidanzata.”
“Te lo dirò ma non questa sera. Ora dormiamo. Buona notte tesoro.”
Ero felice, Marco l’aveva presa bene. Ora si trattava di parlarne con Marzia.
Dopo un pomeriggio di fuoco a casa mia affrontai il discorso con Marzia che si mostro abbastanza spaventata all’idea di rendere noto a Marco il suo nome.
“Marco è un tipo simpatico e certamente aperto come dici tu, però l’idea che sappia di noi mi preoccupa. “
“Vedi” le dissi “tu per me sei diventata una persona importante, non è solo una questione di sesso, ti voglio bene.” I suoi occhi si illuminarono. “Non posso tenere nascosta a Marco una cosa così. Certo tu lo conosci poco ma posso assicurarti che saprà gestire la cosa con la massima delicatezza e discrezione.”
Alla fine si convinse e concluse. “Va bene è giusto quello dici, però renditi conto che sono nelle vostre mani, se mio marito viene a sapere qualcosa sono rovinata.” La baciai.
“Lo immagino. Ma sai che non farei niente che possa farti del male.”
Quando comunicai a Marco l’identità della mia amante mi rispose:
“Sai che speravo che fosse lei”
“Davvero mi sembrava che il tuo atteggiamento verso di lei fosse un po’ freddino”
“Non verso di lei” mi corresse “Ma verso il marito, non te l’ ho mai detto ma l’ ho sempre considerato un testa di cazzo.”
“E lo è” confermai “E anche Marzia ne è consapevole tanto che sono di fatto separati in casa.”
“Da una parte mi dispiace ma sono contento che non sia come il marito. Senti ora che torno dovremmo festeggiare il vostro “fidanzamento” non trovi?”
L’idea di festeggiare il mio “fidanzamento” mi divertiva.
“Che cosa hai in mente?”
“Una cena, due chiacchiere un brindisi… “
“Vedrò di organizzare.” promisi.
Mancavano tre giorni al ritorno di Marco.
Non ci furono occasioni per incontri clandestini con Marzia, riuscii solo a vederla per pochi minuti in centro.
“Vuoi dire che tuo marito vuole festeggiare anche con me il fatto che noi abbiamo una relazione?” mi chiese stupita.
“Ti avevo detto che è una persona aperta e sensibile”
“È un po’ complicato, devo pensare a qualcosa che non desti sospetti… Qualcosa inventerò”.
Il venerdì sera Marco arrivò molto in ritardo, colpa del treno.
Di solito quando arriva mi butta gambe all’aria sul letto e per un paio d’ore non mi da tregua.
Quella sera mancava solo un’ora all’arrivo di Marzia ed ebbi il mio del daffare a tenerlo calmo.
Mi preparai in fretta avevo deciso di dare un tono informale alla serata, non sapendo che piega avrebbe preso.
Marzia arrivò puntuale Era bellissima. Trucco leggero, vestito semplice e leggero.
Ci baciammo sulla porta, era un po’ incerta.
Marco fu bravissimo L’accolse calorosamente e fece di tutto per metterla a suo agio.
Dopo dieci minuto l’atmosfera era rilassata.
Scherzammo su questa anomala festa di fidanzamento.
Al brindisi Marzia non si tirò indietro alla mia richiesta di un bacio.
“Ora che siamo fidanzate ufficialmente possiamo dormire insieme?” disse Marzia scherzando.
“Dormire. Chi ha mai parlato di dormire” feci io di rimando.
“Ma sai che tua moglie è proprio insaziabile” disse lei a Marco.
“Non dirlo a me” fece lui “ogni volta mi distrugge. “
“Ma sentilo, ora sono io a distruggerlo Chi è che mi salta addosso ogni volta che può?”
“Bravo” fece Marzia “fai queste cose alla mia fidanzata?”
Scoppiammo a ridere.
Dopo il caffè ci accomodammo sul divano, c’era una gradevole musica di sottofondo.
Parlando ogni tanto baciavo Marzia o Marco.
“Siete i miei amori” dissi ad un certo punto.
Marco era visibilmente eccitato ed anche Marzia a giudicare dal rossore del suo viso e dai capezzoli che premevano contro il vestito.
Le mani di Marco erano scivolate sotto la mia gonna e mi carezzavano le gambe.
“Che ne dite di metterci più comodi?” proposi.
Marzia fece di sì con la testa, Marco neanche rispose, si spogliò in un attimo.
In piedi li abbracciai tutti e due e a turno li baciai profondamente.
Marco si pose dietro di me premendo il suo uccello fra le mie natiche mentre Marzia mi baciava appassionatamente.
Ad un certo punto si guardarono e si scambiarono un timido bacio.
Dopo un po’ se ne scambiarono un più profondo.
“Che bello” sussurrai loro “Vedere la mia fidanzata che bacia mio marito.”
“Hai un bel marito.” rispose Marzia.
“E una bellissima fidanzata” concluse lui.
“Allora voglio vedervi fare l’amore.” e così dicendo li presi per mano e li portai in camera da letto.
Fu bellissimo vedere Marco entrare lentamente dentro Marzia, sentire i suoi sospiri e accarezzare i loro corpi.
Quando Marco inarcò la schiena mugolando di piacere gli feci cenno di spostarsi e mi gettai a bere il suo sperma che colava dalla micia di Marzia.
Passammo momenti bellissimi a coccolarci e quando Marzia ci lasciò l’accompagnammo alla porta.
Marco non mi dette il tempo di chiudere che era alle mie spalle.
Sapevo cosa voleva e lo volevo anch’io.
Appoggiata alla parete inarcai la schiena e subito sentii dilatarmi il buchetto, mi prese la smania cominciai a muovermi per assecondare i suoi movimenti.
Ad ogni colpo un po’ più forte un fiotto d’urina mi bagnava le cosce, finché non ressi più e mi abbandonai alla bellissima sensazione dell’orgasmo misto alla liberazione della vescica.