pompini: una passione innata. Parte 11

Ero stato lasciato ancora una volta solo in quell’ambiente strano;affascinante e inquietante al tempo stesso.
Ero appeso come crocefisso, nudo e legato da lacci dai quali,anche volendo,non avrei potuto slegarmi senza l’aiuto di qualcuno.
Ero assolutamente indifeso ,alla merce’ di chiunque avesse voluto approfittare della mia vulnerabilita’.
Nonostante tutto,non ero turbato anzi,mi sentivo confortato dall’atmosfera ovattata ed anche dal fatto che quella postura,inpediva ai pesi collegati alle pinze che mordevano i miei capezzoli,di tirare alleviando in parte,il dolore che in certi momenti era stato davvero atroce e insopportabile.
Da quella postura leggermente rivolta all’indietro ,forse annebbiato dalla testa leggermente inclinata verso il basso,,vedevo l’ambiente da un’angolazione particolare che mi faceva apparire anche gli oggetti piu’ consueti,come arnesi oscuri,sconosciuti e minacciosi.
Il master mi aveva lasciato appeso come un salame da stagionare e come la stagionatura,il mio tempo passava senza che io potessi valutarne il suo lento scorrere.
Di tanto in tanto avevo come l’impressione che dalla stanza accanto giungessero dei rumori,suoni,voci che cosi come sortivano,altrettanto misteriosamente e repentinamente ripiombavano nel silenzio piu’ profondo.
Poi,improvvisamente,un trambusto piu deciso ed un rumore di passi marziali,mi hanno,finalmente segnalato l’arrivo di qualcuno.
La porta si e’ spalancata ed ai miei occhi e’ apparsa la visione di una divinita’ extraterrena.
Seguita dal master,la dea avanzava su tacchi altissimi indossando calze lucenti come metallo,guepiere in pelle scura sovrastate da generosissimi seni coi capezzoli trapassati da spessi anelli raccordati da una pesante catena.
Una cuffia di pelle le copriva i capelli mentre una maschera dalle grosse fessure in corrispondenza degli occhi mi permetteva di ricevere i brillanti riflessi delle sue pupille scure.
Ai polsi indossava bracciali chiodati mentre una cintura ferrata l’avvolgeva in vita e,all’altezza del monte di venere,svettava un’enorme strap-on(sino ad allora non sapevo che si chiamasse cosi’)nero,grosso e teso come un’ariete.
Sotto la cintura che supportava il grosso dildo,indossava un minuscolo perizoma che introducendosi nelle sue intimita’metteva in mostra le chiappe scolpite sulle gambe lunghe e ben tornite.
“Ciao troia,sono la tua nuova mistresse,il master mi ha detto che sei un’abile bocchinaro e rottinculo.Sono qui per metterti alla prova e prepararti per il suo godimento finale”.
Quella visione mi aveva rapito ed ammaliato ma quelle parole,mi avevano procurato qualche inquietitudine.
La situazione,mi aveva comunque eccitato ed il cazzo mi era tornato duro come marmo.
Lei si e’ avvicinata e dopo avermi colpito i testicoli in modo violento,si e’ chinata su di me,leccandomi le palle dolenti e scorrando sull’asta sino a leccare le gocce che fuorucivano dalle piccole labbra del glande.
Poi il master le ha porto un vasetto dal quale ha preso un po’ di crema che ha spalmato sul mio gia’aperto buco del culo e senza ulteriori preamboli,ha preso le misura,si e’ appoggiata a me e con un colpo secco mi ha schiantato in corpo l’enorme cazzo di gomma.
Poi,senza toccare il mio corpo saldamente fissato alla seduta,ha afferrato le maniglie del seggiolino e,facendomi dondolare come sull’altalena ha cominciato a pomparmi con tutta la forza che aveva.
Sentivo il mio corpo squassato dagli affondi che parevano fermarsi solo al contatto col mio cuore che batteva impazzito,come impazzito,pareva il mio corpo che sussultava in preda a spasmi convulsivi.
Gridavo mentre la mistresse mi trapanava ed erano urla di dolore come nitriti di giumenta montata dal suo stallone.Soffrivo e godevo come una cagna e la mia voce non piu’ umana,latrava come una bestia ferita.
Stavo per godere,ormai i miei rantoli andavano esaurendosi ed al culmine del mio piacere la mistresse,con la cattiveria di un demone,ha afferrato la catena legata ai miei capezzoli e con uno strappo tremendo,ha spento definitivamente il suono del mio urlo roco e contemporaneamente,ha aperto le tracime dei miei congestionati testicoli,provocandomi una immensa interminabile,raffica di sborra.
Dolente,appagato ed esausto,mi sono accasciato abbandonandomi a corpo morto con la testa riversa all’indietro.
Penso che in quel momento,il mio corpo sudato e martoriato,in quella postura,potesse somigliare molto alla figura di Cristo dipinta da Dali’.
Mentre cosi abbandonato cercavo di recuperare insieme alle forze,un senso di realta’,due mani gentili hanno staccato gli arnesi che tormentavano i miei capezzoli e poi con delicatezza,con un panno umido e fresco,hanno ridato un po’ di sollievo alle mie carni ferite.
Subito dopo,un corpo caldo si e’ appoggiato al mio e due labbra umide hanno dapprima avvolto il mio membro ormai svuotato e poi scorrendo con la lingua sul mio ventre,hanno raccolto lo sperma che lo aveva copiosamente cosparso.
Chi era ancora,quell’angelo che si stava prendendo cura di me?
Ho aperto gli occhi incrociando quelli del demone che cosi’ brutalmente mi aveva inculato.
Erano occhi dolcissimi,sereni.
Era nuda,bellissima nel suo corpo voluttuoso e materno e,mentre cercavo di capire la magia di quel repentino mutamento,ha appoggiato le sue labbra alle mie regalandomi l’ebrezza,di bere il mio stesso sperma dalle sue dolci e morbidissime labbra.