pompini: una passione innata. Parte 8

Ho afferrato quel potente ariete con due mani e l’ho serrato come a volerne impedire la fuga. L’ho stretto alla base e tenendolo ben fermo, l’ho raggiunto con le labbra gia’dischiuse e umide della mia saliva e di quella di Anna che avevo appena smesso di baciare con ingorda volutta’ mentre le riempivo la fica di sborra a mia volta impalato dal nerbo che ora svettava rigoglioso davanti alla mia bocca.
Mentre mi avvicinavo sentivo forte l’afrore di maschio misto all’odore degli umori del mio sfintere dal quale si era appena sfilato.
Quel cocktail di profumi era per me inebriante e sapere che da li a poco avrei leccato quel pulsante cazzo umido dei miei liquidi profondi,mi travolgeva in un vortice di sensualita’ animale.
Sempre,in circostanze analoghe,aspettavo con desiderio il momento di leccare il cazzo che mi aveva appena inculato,per gustarne il mio sapore unito a quello aspro e dolce della sborra che avrei ricevuto come premio per il mio pompino.
A questi incontri mi preparavo sempre con cura meticolosa.
Per prima cosa praticavo un lungo e profondo clistere con acqua calda e camomilla per evitare fastidiosi residui che oltre che imbrattare il membro che esplorava il mio corpo,mi avrebbero impedito di succhiarlo successivamente.
Per questo motivo,mi accingevo proprio in quel momento a sbocchinarlo in quanto, non avendo ancora inculato Anna e il marito(Anche loro comunque molto puliti in quel senso)potevo essere certo di non avere sgradite sorprese.
Dunque,l’ho stretto con due mani e tenendolo fermo,gli ho poggiato le labbra su quel magnifico glande.
Era rosso e grosso come una piccola mela annurca,completamente scappellato e pieno di affascinanti riflessi dovuti ai residui dei miei umori.
L’ho imboccato e fatto scivolare lentamente nella mia bocca e poi ho cominciato a farlo scorrere con estenuanti movimenti alterni.
Lo facevo uscire completamente dalla mia bocca per poi spingermi in avavti sino a sentirne il contatto con l’ugola.
Non riuscivo ad ingoiarlo tutto e le mie mani,fungevano un po’ da freno.
Mentre lo pompavo cosi’,sentivo la sua voce frammista a sospiri profondi e rantoli di piacere e mi diceva:”Che troia che sei….mmmmmm…..come mi succhi bene….che bocchinara che sei….mmmmmm….ghrrrrr….si….si….succhiami cosi….succhiami le palle…….si…..troia succhiami il cazzo……”.
Quelle parole eramo musica per le mie orecchie e piu’ le sentivo e piu’ forte era il ritmo del bocchino.
A volte,mollavo la presa e poggiando una mano sulla cappella,con la lingua eploravo l’asta percependo lo spessore delle gonfie vene e giungendo sino ai coglioni.
Nel contempo facevo roteare il nerbo sul mio viso e sulla lingua e ne percepivo il calore e le inquiete contrazioni.
D’un tratto,ho sentito due forti mani tringere le mie tempie e prendere possesso della mia testa invertendo repentinamente i ruoli.
Non ero piu’ io a sbocchinarlo ma era lui che mi chiavava con vilenza la bocca.
Senza piu’ il controllo delle mie mani,ora il cazzo mi entrava schiantandosi con violenza sulle mie corde vocali.
Era una penetrazione profonda e dolorosa che mi faceva sentire ancore piu’ troia e che accettavo di buon grado,coscente del fatto che il maschio,era oramai preda di una libidine incontenibile.
Una colata di bollente lava ed un’urlo lungo e profondo come un tuono vulcanico,mi hanno segnalato che il maschio stava rilasciando tutta la carica erotica accumulata durante il bocchino.
La sborra mi e’ scivolata calda,tutta direttamente in gola con la violenza dei fiotti sparati a raffica come proiettili di una mitraglia.