ricordi. Parte 1

Sono bisex. Intendiamoci non me ne sono fatto mai un problema, anzi. Credo che tutto sia riconducibile alla mia infanzia.
Ma andiamo per gradi.
Ero molto piccolo, avrò avuto poco più di sei anni quando ci trasferimmo nella nuova casa.
La mia famiglia era numerosa. I miei genitori, i nonni materni e noi tre fratelli.
Tra noi fratelli c’erano due anni di differenza. Io ero il più piccolo.
Ricordo che a servizio da noi c’era sempre una donna che viveva praticamente tutto l’anno nel nostro appartamento. Aveva una cameretta con un piccolo bagno interno. Il water era alla turca ma c’era la doccia. Nel tempo si sono susseguite diverse donne più o meno giovani e con loro s’instaurava naturalmente un rapporto molto stretto e confidenziale.
La prima che ricordo si chiamava Rita, non era giovanissima e nemmeno ben fatta anzi tutt’altro.
Ma ricordo perfettamente che m’inventavo qualsiasi cosa per spiarla e riuscire a guardare sotto le sue gonne. Aveva delle mutande bianche molto grandi e larghe e dai bordi riuscivo spesso a vedere il suo pelo.
Ero piccolo ma mi piaceva molto tutto quello che riguardava il sesso, forse perché incuriosito da quello che sentivo dire ai miei fratelli e ai compagni di gioco più grandi.
Il nostro era un palazzo molto grande, 11 piani e per l’epoca (quasi 60 anni fa) una sorta di grattacielo.
E in cortile eravamo proprio una banda di ragazzini e ragazzine di ogni età. Ed è logico che noi più piccoli assorbivamo come spugne tutto quello che si diceva e si faceva durante il giorno.
In più credo di aver avuto fin d’allora una spiccata curiosità per il mio corpo in particolare per il mio pisello allora ancora piccolo e senza peli. Me lo toccavo spessissimo, appena ne avevo la possibilità e mi procuravo piacere anche se involontariamente visto che ancora non sapevo cosa fosse la masturbazione.
Ero affascinato da come era fatto, dalla pelle che scendeva sotto quel rigonfiamento in cima, dalle palline che sentivo dure ed elastiche allo stesso tempo dentro quel sacchetto rugoso.
E m’incuriosiva molto anche guardare come ce l’avevano i miei fratelli che avevano già dei piselli decisamente più grandi. In particolare L. che era più grande di me di 4 anni. Cercavo in ogni modo di spiarlo quando andava in bagno a fare pipì e provavo una sorta di emozione non meglio definita quando alla fine lo stringeva per far uscire le ultime gocce e tirava su e giù la pelle su quella specie di fungo rosa e lucido daccapo. Aveva un bel po’ di peli alla base e un sacchetto sotto gonfio quasi il doppio del mio.
Allora non sapevo darmi una spiegazione del perché mi piacesse tanto guardarglielo ma ripeto ogni volta che potevo lo spiavo. Le sensazioni e le emozioni che provavo non erano diverse da quelle che mi dava spiare e guardare sotto la gonna di Rita anzi mi rendevo conto di provare lo stesso gusto.
Rita si era accorta di quello che facevo, ma non sembrava disturbata dalla cosa e anzi spesso avevo l’impressione che facesse di tutto per facilitarmi il compito.
Quando rimanevo da solo in casa con lei ero la sua ombra. Non la perdevo d’occhio nemmeno un momento e quando andava in bagno nella sua cameretta la spiavo dal buco della serratura. Praticamente quelle sono state le occasioni in cui ho visto per la prima volta una fica pelosa a pochi centimetri da me. Praticamente il bagnetto era grande quanto il piatto del water e quando si accucciava potevo vedere benissimo il getto della pipì zampillare da quel cespuglio nero. Mi emozionavo sempre. E così succedeva con m.
L’emozione poi raggiungeva il massimo quando con i miei fratelli capitava di fare il bagno insieme.
Avevamo una vasca molto grande e in tre ci stavamo dentro tutti seduti. Alla fine poi ci alzavamo per insaponarci. Lui lo faceva con l’altro mio fratello che poi si risciacquava ed usciva. A quel punto per me cominciava un momento magico: poter toccare il corpo di mio fratello maggiore.
Aveva la pelle lucida, liscia e un po’ olivastra e quando mi chiedeva di insaponare la sua schiena sentivo un brivido scuotermi tutto. Passavo la mano un po’ tremante dalle spalle fino al suo culo sodo e sporgente più volte, anche più di quelle necessarie forse, ma lui non mi fermava mai.
Poi toccava a lui fare altrettanto e la sua mano mi procurava brividi sempre più forti. Soprattutto man mano che crescevo e lui oltre la schiena si soffermava ad insaponarmi anche davanti facendo battute e apprezzamenti sulle dimensioni del mio pisello che diceva crescere giorno dopo giorno.
Avevo ormai un po’ più di dieci anni e con un mio amico di cortile, praticamente coetaneo, avevo cominciato a masturbarmi. Quindi i suoi palpeggiamenti per quanto apparentemente scherzosi mi eccitavano moltissimo e dopo un po’ avevo il pisello dritto e durissimo. Lui sorrideva e continuava a manipolarlo ancora un po’ nella mano fino a quando non veniva interrotto dalla voce di nostra madre che ci esortava a sbrigarci.
In quelle occasioni dopo dovevo trovare il modo di farmi quanto prima una pugnetta ripensando con gusto alle sensazioni provate così come dovevo farlo dopo aver spiato Rita tutto il giorno ricordando le sensazioni provate nel vedere la sua fica pelosa.
Poi con lei una volta capitò una cosa decisamente sconvolgente per me.
Eravamo rimasti soli in casa e lei si era messa a pulire i lampadari aiutandosi con uno calandrino.
Per me era una pacchia. Le potevo guardare le cosce e le mutande con una facilità incredibile e come ho già detto lei non faceva niente per evitarlo. Ad un certo punto, dopo avermi guardato più volte palparmi il pisello da sopra i pantaloni corti che indossavo, scende esce dalla stanza e va in camera sua. Non faccio in tempo a seguirla per spiarla in bagno che ecco ritorna nella stanza e risale sulla scala.
Con mia grande sorpresa mi accorgo che non ha più le mutande lasciando alla mia vista tutto il suo bel culone bianco libero. Poi appoggia un piede sul gradino più in alto e così facendo le sue natiche si allargano e la sua pisella rosea si apre sempre più. Rimane così a lungo guardando con la coda dell’occhio che effetto fa tutto questo a me. Facile immaginare. Mi sono abbassato i calzoni e lo slip e mi sto facendo una pugnetta con gusto. Ora mi guarda apertamente e sorride mentre io raggiungo l’orgasmo in pochi secondi.
Poi scende mi prende la mano che stringeva il cazzo e se la porta sotto la gonna struffandola sulla sua fica che sento bagnatissima e sospirando a lungo viene anche lei.
Poi fa un’ulteriore cosa ancora più sconvolgente per un ragazzino come me. senza dire una parola s’inginocchia e abbassando la testa prende in bocca il mio pisello ancora un po’ duro e lo succhia dolcemente per un po’.
Poi si rialza e sempre in silenzio accarezzandomi la testa mi fa cenno con il dito davanti al naso di non dire niente di tutto questo.
Quante pugnette mi sono fatto in seguito ripensando a questa cosa. Purtroppo non ci fu un seguito perché di lì a poco se ne andò dal servizio per motivi familiari e nonostante non fosse bella la ricordo sempre come una persona speciale!!!
Devo dire che per fortuna dopo lei venne a servizio da noi un’altra ragazza che si rivelò per me ancora più interessante.
Si chiamava Linda, molto più giovane di Rita, mora, capelli lunghi raccolti sempre in una coda di cavallo e una frangina che adoravo. Tra noi è nato subito un ottimo feeling che si è tradotto poi in un rapporto molto particolare.
Ma andiamo per gradi.
Le facevo sempre un sacco di complimenti dicendole che mi piacevano i suoi capelli e il suo modo di ridere e così per ringraziarmi lei mi accarezzava sempre il viso e spesso mi abbracciava stringendomi forte a se.
In quei momenti, il viso stretto sul suo seno bello sodo, sentivo il suo profumo e questo mi piaceva.
Durante il giorno poi avevo cominciato a seguirla più che potevo in casa e avevo ricominciato a fare quello che facevo con Rita: cioè spiarla e cercare di guardare sotto la sua gonna.
Anche lei ben presto si accorse ma come Rita non faceva niente per nascondersi e non mi rimproverava.
Col tempo poi ho capito che cercava anche lei di facilitarmi il compito.
I bottoni infatti del suo grembiulino giallo li lasciava aperti in fondo cosicchè bastava che si abbassasse un po’ o salisse sopra uno sgabello per mostrarmi l’interno delle sue cosce tornite e spesso anche il bianco dei suoi slip di cotone aderenti. Anche a lei dai bordi usciva un bel ciuffo di peli scurissimi al cui ricordo mi sparavo pugnette a non finire.
E dire che contemporaneamente attività sessuali, diciamo alternative, non mi mancavano.
Come ho già detto col mio amico C. avevo già da un po’ scoperto la masturbazione e praticamente quasi tutti i giorni trovavamo il modo di appartarci da qualche parte per poterci fare una pugnetta in pace.
Spesso lui portava una foto di una donna nuda rubata al fratello più grande e guardando quella ragazza in posa sconcia con un seno prosperoso e la fica ricoperta da un triangolo di peli nerissimo l’eccitazione montava rapidamente e le nostre mani ci portavano al gusto molto presto.
Questo termine – gusto – è stato per molto tempo il modo con cui chiamavo l’orgasmo. Ma con C. e gli insegnamenti del fratello ben presto scoprii tutti i termini riguardanti il sesso: sega, cappella, scopare, inculare, bocchino, sburro ecc.
Insomma C. è stato il mio insegnante e avendo anche quasi un anno più di me rappresentava un punto di riferimento……