ricordi. Parte 18

E le cose con stefania andavano proprio bene davvero. Dopo quel bacio un po’ più audace che ero riuscito a darle galvanizzato dall’incontro con mio cugino e dalle carezze ben accette al suo seno, nei nostri incontri successivi avevamo cominciato a pomiciare con gusto. Cercavamo sempre posti isolati o momenti in cui gli altri erano in posti lontani per scambiarci baci appassionati accompagnati da carezze sempre più spinte.
Ormai le palpavo i seni sempre e ben presto cominciai anche a toccarla lì in mezzo alle cosce, con l’immagine sempre di fronte di quando l’avevo vista fars i un ditalino. Mi eccitava molto, era molto calda e vogliosa e ben presto anche lei cominciò a portare la sua mano sul mio pacco massaggiandolo a lungo da sopra la stoffa. In realtà poi quasi sempre si trattava del costume da bagno e l’erezione che mi provocava mi metteva in difficoltà alla fine perché il mio cazzo duro non c’entrava più.
Così cercavamo posti in cui potevamo farlo senza problemi e in acqua spesso riuscivamo a toccarci a vicenda con una certa tranquillità. In pensione tutti ormai avevano capito del nostro filarino e ci lasciavano in pace.
Ed è stato proprio in acqua che per la prima volta ho infilato la mano dentro il suo costume e le ho accarezzato per un po’ la fica umida di eccitazione. Si guardava intorno un po’ timorosa ma da come mi guardava poi e da come stringeva le cosce per trattenere le mie dita capivo che le piaceva e molto. Sono convinto che sia venuta, il bacio che mi ha dato è stato proprio speciale. Poi guardandosi sempre intorno ha allungato la mano e mi ha abbassato lo slip liberando il mio cazzo. Lo ha stretto tra le dita e lo ha massaggiato un po’ amorevolmente ma senza farmi una sega. E mentre lo teneva in mano mi guarda e mi dice che non l’ha mai fatto e non sa cosa deve fare. Metto la mia mano sopra la sua e glielo faccio vedere e dopo un po’ riesce da sola e mi sorride felice. Purtroppo di gente ce n’è sempre troppa e deve smettere suo malgrado.
Più tardi troveremo il modo – mi dice sorridendo. Ora però devo uscire, mi scappa la pipì.
E per questo vorresti uscire – dico io – falla qui che problema c’è.
Beh ci sei tu, non ti scoccia? – ribatte.
Per tutta risposta mi avvicino al suo fianco e metto la mano di nuovo dentro il suo costume invitandola a farla. Mi guarda con un sorriso compiaciuto e complice e dopo pochi secondi sento il getto caldo della sua pipì sulle mie dita. Mentre finisce di farla ci diamo un bacio decisamente molto molto coinvolgente.
Quella sera, dopo cena, mentre i vecchi guardavano la televisione, io le faccio vedere un posto che avevo negli anni precedenti. La nostra pensione confina con il cinema del paese e attraverso una rete rotta in più punti è possibile arrivare al corridoio esterno della sala dove si aprono le uscite di sicurezza. D’estate le porte metalliche rimangono aperte e l’apertura è chiusa da quei tendoni rosso bordeaux di velluto pesante.
Una di queste porte è proprio in fondo alla sala e a poco meno di un metro all’interno c’è l’ultima fila di poltroncine. Facendo attenzione a non essere visti si può entrare e guardare il film a sbafo.
Facciamo proprio così e ci godiamo un bel racconto d’amore che fa da eccellente sfondo alla nostra pomiciata. Mentre ci baciamo con la solita smania adolescenziale, le nostre mani hanno già cominciato a vagare sui nostri corpi ed in particolare tra le nostre gambe. Ho già raggiunto la sua fichetta caldissima e bagnata e le sto facendo un bel ditalino mentre lei ha infilato la mano sotto l’elastico dei pantaloni della mia tuta e mi sta massaggiando l’uccello. Poi mi ferma e sussurra: adesso tocca a me. Mi aiuta ad abbassare un po’ i calzoni e lo slip e preso in mano il mio cazzo già ben duro comincia a segarmi, all’inizio un po’ titubante poi sempre più convinta senza smettere mai di controllare con me i pochi spettatori presenti. Sono eccitatissimo e vengo rapidamente schizzando sullo schienale del sedile davanti. Alcune gocce scivolano sopra le sue dita mentre lei guarda il tutto con espressione decisamente felice ed eccitata.
Quando ho finito non avendo fazzolettini non posso far altro che prendere la sua mano e cominciare a leccare il mio sburro. Quando sto per leccare le ultime due gocce mi ferma si abbassa e lo fa lei. Vedo che le assapora un po’ in bocca poi le ingoia e mi sorride. Lo sai che mi piace – mi sussurra all’orecchio,- la prossima volta non te ne lascerò nemmeno una goccia. Ci sorridiamo felici e ci baciamo di nuovo succhiando la lingua l’uno dell’altro con quel nuovo sapore. Poi usciamo zitti zitti e torniamo alla pensione………….continua