ricordi. Parte 20

Ora ho voglia di fare il bagno – mi dice – e di “giocare un po’ con questo!! E così dicendo mi accarezza l’uccello da sopra il costume. – Naturalmente ti racconterò tutto più tardi con calma.
Entriamo in acqua e ci allontaniamo nuotando dalla riva e dalla gente e come sempre cominciamo a toccarci accarezzandoci sott’acqua, abbassando i costumi.
Dopo pranzo, come sempre c’è un periodo di tempo abbastanza lungo in cui a causa della siesta siamo un po’ più liberi. Andiamo dietro la pensione, in quel corridoio che la divide dal cinema e seduti in un angolo ben nascosto ed isolato ci mettiamo di nuovo a pomiciare e a parlare del nostro passato.
Stefania mi racconta di come la promiscuità in cui si trovavano da bambine insieme ai fratelli di Lucia permetteva loro di poter vedere spesso nudi i due ragazzini soprattutto quando facevano il bagno.
E ricorda benissimo quanto fossero attratte dai loro corpi nudi ma soprattutto dai loro genitali. Si divertivano a spiarli mentre si insaponavano e si stupivano di come quei salsicciotti mosci all’inizio diventassero via via più grandi duri diritti con la punta un po’ larga e rossa. Li guardavano farsi dei dispetti tirandoseli a vicenda e poi toccandoseli l’un l’altro per studiarne la consistenza. Col tempo li videro spesso ripetere questa cosa e approfondire l’indagine reciproca tirando giù la pelle per scoprire quella specie di fungo in cima e poi ricoprirlo e scoprirlo ancora.
Col tempo videro che questa specie di gioco era diventato sempre più intenso e dalle loro espressioni capirono che doveva dare loro piacere. Se li accarezzavano a lungo toccandosi anche il sacchetto sotto (che nel frattempo si era ingrandito come il loro pisello) e alla fine diventavano rossi in viso e facevano dei lunghi gemiti finchè si fermavano e guardandosi si sorridevano felici. Col tempo lei e Lucia capirono che quelle altro non erano che le prime seghe che si facevano anche se alla fine non usciva ancora niente.
Spiare i due gemelli era diventato il loro passatempo preferito e intrigante. Piaceva a tutte due guardare quei cazzi accarezzati e manipolati indurirsi e gonfiarsi e capire che quello che stavano facendo provocava il loro un gusto molto intenso. Dopo, ogni volta, si chiudevano in camera e tirando giù le mutandine si guardavano la pisella a vicenda toccandosela come alla ricerca di quel cazzo che non c’era e che allora avrebbero voluto anche loro. Ancora non avevano imparato a farsi ditalini e l’unico piacere era parlare di quello che avevano visto e commentarlo.
Col passare del tempo però le cose cambiarono. Intanto parlando con amiche a scuola capirono che quello che si facevano i gemelli era farsi una sega poi impararono che anche le donne possono procurarsi piacere accarezzandosi la pisella e così pian piano dopo aver guardato i due ragazzini masturbarsi anche loro appena potevano si toccavano le fichette accarezzando quel bottoncino in cima che tanti stimoli piacevoli procurava.
Ma il meglio doveva ancora arrivare. Un giorno alla fine delle manipolazioni dalla cappella (ora avevano imparato anche i nomi) dai due cazzi uscirono delle gocce di un liquido denso e bianco e i due sembravano particolarmente contenti della cosa. Col tempo le gocce divennero sempre più numerose e i due ragazzini se le schizzavano l’uno sulle mani e sulla cappella dell’altro per poi spargerle su tutto il cazzo. Sembrava che la cosa piacesse loro moltissimo. Alla fine poi annusavano le loro dita bagnate dallo sburro del fratello ed un giorno cominciarono pure a leccarsele con gusto. Da allora tutte le gocce che uscivano non andavano perse, le raccoglievano una ad una con le dita e le leccavano con gusto.
Tutto questo eccitava sempre più Stefania e Lucia che per soddisfarsi si facevano ditalini ogni volta.
E proprio per voler imitare in tutto e per tutto i due gemelli anche loro cominciarono a toccarsi a vicenda e a provare piacere grazie alle carezze dell’amica.
La cosa che più ci eccitò però fu quando li vedemmo prenderlo in bocca. Avevamo saputo dalle solite amiche cos’era un bocchino, ma vederlo fare dal vivo è stato veramente eccitante. Se lo fecero a vicenda, naturalmente, prima uno poi l’altro, come tutto quello che sperimentavano e dall’espressione dei loro visi capivamo che la cosa doveva essere molto piacevole.
E l’eccitazione diventò tantissima quando alla fine del bocchino non tirarono fuori il cazzo del fratello dalla bocca e ingoiarono tutto lo sburro con un’espressione di vera soddisfazione.
Eravamo eccitate ed invidiose. Si invidiose – mi dice Stefania – perché capivamo che quello che facevano era per loro molto gustoso e la curiosità di poterlo provare cresceva in noi giorno per giorno…continua