schizzi all’aperto

Li vedevo spesso dalla finestra del mio quarto piano. Arrivavano in macchina nel parcheggio della fabbrichetta di vernici. Mi ero comprato un binocolo e dopo aver finto di andare a letto e di dormire, mi dedicavo a quel sostituto di televisione, veramente speciale.
Cominciavano ad arrivare dopo la mezzanotte e spesso il via vai durava fin quasi all’alba.
Erano tutti travestiti e non provavano affatto a nascondersi, qualche volta lo facevano dentro la macchina ma più spesso facevano scendere il cliente e lo inculavano nelle più varie foggie (era più raro che fosse il cliente a inculare loro). Naturalmente c’erano sempre preliminari di pompini, seghe e gran leccate di tette.
Era veramente uno spettacolo da cui era difficile staccarsi, almeno finchè, non resistendo più, mi segavo a mia volta.
Ero ormai talmente affascinato e stregato da quegli spettacoli che le ultime seghe erano terminate con una gran leccata, con risucchio, della mia mano che aveva raccolto tutto il mio sperma.
Solo allora andavo al letto dove spesso mi era impossibile non segarmi e leccarmi di nuovo, sognando di essere io il culo che veniva chiavato all’infinito, sotto le mie finestre e guardato da chissà quanti altri occhi del mio palazzone di periferia.
Avevo ormai compiuto sedici anni e mi sembrava di avere “sedici ani”, volevo assolutamente darmi a uno di quei cazzi da favola, e dovetti studiare a lungo il modo di riuscirci, senza che i miei si insospettissero.
Dopo una cena e una festa a casa di amici, li vicino, sgattaiolai via molto prima che finisse e mi appostai nel parcheggio della fabrica. Era passata da poco mezzanotte quando arrivò la prima macchina. I faretti della fabrica illuminavano, sia pur indirettamente, la scena in maniera perfetta.
Una trans brasiliana assolutamente spettacolare con le tette piccole, ma ben in mostra, scese dal lato ospite della macchina, incoraggiando il cliente a scendere a sua volta e calarsi le braghe. Il culo bianco del cliente appoggiato sul cofano sembrava solo in attesa del grosso cazzo nero, che il brasiliano sfoderò in tutta la sua gloria e inguainò nel preservativo.
La saliva del trans cadde a goccie dense sulla punta del condom che luccicò per qualche secondo e cominciò a premere l’ano del cliente, anzi, che il cliente si era dilatato con mani vogliose e frenetiche.
Ecco, era assolutamente meraviglioso, veder sparire nel buco del cliente quel grosso coso nero e luccicante, e sentir dilatarsi anche il mio sfintere, mentre la mano non poteva evitare di correre alla patta. Anche il cliente aveva la mano, non sulla patta, ma direttamente sul proprio arnese e si smanettava a tutta forza, mugolando le solite frasi sconnesse, mezzo pensate e mezzo miagolate:
Dai, dai… dammelo dentro tutto…si…così… fammi troia, sborrami tutto…ah…ah…ah…si…si…così!
Il traffico non andò avanti molto e gli “ah” del cliente si fecero più intensi. Mi parve che raccogliesse il proprio orgasmo con una mano e se ne cospargesse il pelo pubico ed il ventre con estrema soddisfazione e cura.
Attesi che il tipo si ritirasse su mutande e pantaloni ed il trans rinfoderasse le tette e mi feci coraggio:
Scusate, scusatemi…ma…ma vorrei farmi fare il culo anche io!
Il tipo sembrò spaventarsi, ma il trans no, anzi mi chiese subito:
I soldi ce l’hai!
Si…si, cinquanta va bene!
Poi lui, rivolto al cliente:
A te va bene?
E il tipo, rimessosi dallo spavento, annuì, senza parlare, poi:
Ma é un ragazzino!
E con la voglia di cazzo in culo come te! – Poi a me – allora lo vuoi prima un po’ in bocca. Pulcino?
Magari! – E mi inginocchiai in attesa.
Lo spadone uscì dal fodero e venne a schiaffeggiarmi, moscio, ma lungo. Lo ingoiai avido e ne gustai, sconvolto, i profumi, maturi di sudore ed essenze esotiche, femminili.
Il pene ridivenne subito turgido e il trans me lo spinse in gola afferrandomi per i capelli. Mi stava scopando in bocca mentre io cercavo di togliermi i jeans e… non avevo mutande.
Fu allora che l’altro parve rianimarsi, alla vista del mio uccellino, non poi tanto ..ino, e del pelo folto di cui andavo fiero, allungò una mano vogliosa e cominciò a segarmi e toccarmi il culo.
Io ero impegnato con il cazzo e il pube depilato, forse giornalmente, del mio trans, perchè ormai pizzicava e raspava alquanto.
Strusciare la lingua sulle asperità di quel pube mi dava la misura della mia schiavitù: venivo grattugiato in viso ed in bocca da quella pelle meravigliosamente morbida e ruvida.
Ragazzino mi stai facendo arrapare veramente, voltati e fatti fare il culo senza preservativo. Ho voglia di sverginarti e sborrarti tutto dentro come in una fica…
Si… si…fammi la fica!
Mi girò come se fossi una bambola di gomma e puntò il cazzo grondante della mia saliva, dritto nel buco.
Oddio come lo voglio…fammi dentro subito…ahhh!
L’affondo fu immediato e mi strappò un grido soffocato, ma finalmente lo sentivo dentro la mia bocca posteriore e cominciai a succhiarlo tutto, ogni volta che tornava ad affondare in un coito violento e meraviglioso. Sentivo perfettamente il ritrarsi della pelle e l’affondo liquido del glande, seguito dal palo duro e flessibile, gonfio, sempre più gonfio di umori, che mi lubrificavano completamente il retto e forse l’inizio del colon.
Io ero appoggiato con i gomiti sul cofano della macchina e l’altro, il primo cliente, era scivolato sotto di me e seduto per terra con la schiena appoggiata al radiatore, mi leccava e… ingoiava di gusto tutta la mia erezione provocandomi a sbborrarlo tutto in bocca e in faccia.
Intano Manuela, il mio meraviglioso trans si stava cihinando tutto e girandomi la faccia in un contorcimento fantastico mi saettò con la lingua in bocca mentre gli spasmi del coito coincidevano co quelli, ultimi, dell’orgasmo prepotente e dilagante.
Sentivo lo sperma empirmi e coninciare a colarmi fuori, sulle gambe, bagnarmi i testicoli. Cominciai a venire come un pazzo, a schizzi brevi ma potenti che l’altro amico accoglieva in piena faccia ed in bocca, con suo grande soddisfazione e mio doppio godimento.
Quando tutto finì e si esaurì, lentamente, anche Giacomo, il cliente, pretese la mia bocca e mi vi riversò dentro, con la sua saliva, anche un po’ del mio sperma.
Poi Manuela mi chese di cercarla sugli annunci in internet, che così mi avrebbe dato volentieri consigli su come diventare un perfetto cullattone ed eventualmente farci sù anche bei soldi.
La rigraziai, promisi che l’avrei fatto volentieri, poi baciai appassionatamente anche Giacomo, lingua di miele, e mi avviai per un rientro il più possibile riservato, ma anche orgoglioso e soddisfatto della nottata.