una partita a boccette

Con mio padre ho imparato prestissimo a giocare a boccette ed ero diventato veramente bravo, vincevo anche tornei.
Una volta mio padre tornò a casa con un viso strano, scuro, mia madre si preoccupò tantissimo, mio padre era l’unico che lavorava, gli andò vicino e gli chiese”Carlo cos’hai, non stai bene? non ti avranno mica licenziato?”, niente mio padre era un enigma tanto da far sbottare mia madre “Allora che hai, dillo”, il viso di mio padre si apr in un largo sorriso, gli occhi si illuminarono e poi finalmente ci disse”famiglia settimana che viene si parte per il Brasile e precisamente a Bahia, il mio principale ha venduto dei macchinari là ma non sono capaci di usarli per cui ha chiesto a me se potevo andarci, io gli ho risposto che avrei accettato solamente se poteva arrivare anche la mia famiglia e lui sai cosa ha detto? ..Crerto che vai con la famiglia così sono più sicuro che torni ed ecco i biglietti, la prenotazione dell’albergo ed i passaporti” mia madre lo abbracciò festosa, avevamo bisogno di una vacanza, erano tre anni che non si faceva vacanze, la scuola era appena finita ed ero stato promosso in terza ragioneria, dimenticavo io sono Ivano, 16 anni, capelli lunghi fin dopo le spalle che tengo d’estate a coda di cavallo, sono piuttosto esile, carnagione chiara però ho un gran bel culo e delle belle gambe implumi come tutto il corpo.
Dopo una settimana partiamo e una volta arrivati a Bahia nonostante fosse inverno ci accolse un caldo soffocante, guardai il termometro e vidi 27 gradi con umidità 75, il nostro albergo aveva 4 stelle, le camere spaziose con aria condizionata, frigobar e televisione; facemmo una doccia rinfrescante poi uscimmo, erano le 17 e la cena era per le 20, la città era bella, pittoresca, con tanti localini, ristoranti, negozietti poi arrivammo ad un bar, entrammo e comsandammo tre birre, ad un tratto mio padre vide un biliardo, c’erano delle persone che giocavano ma erano veramente comici, ad un tratto smisero e allora io e mio padre iniziammo una gara, la gente meravigliata da come giocavamo iniziò a tifare per me o mio padre, vicino a me vidi anche delle bellissime ragazze e poi ne vidi una, bellissima, alta, forse 1,80 o forse di più, un viso bellissimo e due occhi che sembravano brillanti, i seni erano belli, sodi, rigogliosi, portava forse una quinta, l’abito era leggero e trasparente così potei vedere due gambe che sembravano tronchi d’albero ed un culo massiccio, la vista di questa creatura mi fece perdere la partita.
Quando io e mio padre tornammo ai tavoli vidi che questa creatura si stava avvicinando a noi poi una volta vicina mi chiese in uno stentato italiano”scusa, ho visto che giochi bene a boccette mi faresti imparare, tuo padre deve stare con la moglie e tu sei libero!”, guardai mio padre che accosenti.
Finito di bere mio padre e mia madre se ne andarono ed io rimasi a insegnare il gioco alla stangona.
“Grazie io sono Dusa e tu?”, “Ivano”, “Sei giovanissimo”, “Ho 16 anni quasi 17”, “Lo sai che sei molto carino? hai un viso dolce, simpatico e hai delle belle gambe oltre al sedere”, “si faccio un pò di pallavolo e un pò di step”.
Prendemmo le bilie, le diedi in mano il pallino e le consigliai come buttarelo, le dissi che doveva passare di poco il gruppo degli ometti”, lei mi ascoltò attentissima e pose il pallino nel posto giusto, poi le dissi”devi metterti dritta, nella direzione del pallino e poi butta l’altra bilia contro il pallino, facendogli fare un piccolissimo angolo contro l’altra sponda”, lei sbagliò nettamente una, due, tre volte, allora gli feci vedere come si faceva e finalmente capì.
Dopo due giorni interi di insegnamenti aveva imparato abbastanza bene, l’aiutava l’altezza, al quarto giorno volle fare una partita in palio si doveva fare ciò che voleva l’altro, io pensavo di farmi portare in giro sulle spalle di lei.
Iniziammo la partita e lei dimostrò di essere veramente brava, la partita era incerta, io ero davanti di 12 punti ma bastava un errore per perderla e l’errore avvenne quando stetti per lanciare il pallino per la vittoria, un crampo dolorosissimo alla gamba mi bloccò completamente e persi la partita, lei urlò di gioia e poi disse davanti a tutti”ho vinto io e devi fare ciò che voglio io”, “Certo “le dissi, allora mi prese per mano e mi disse”devi pagare a casa mia”! pensai di pulirle la casa, i piatti, in fondo ero bravo nelle faccende di casa, le andai dietro, ero la metà di lei forse un terzo, quando arrivammo a casa sua mi fece sedere, mi spogliò completamente, io non capivo ma aveva vinto la partita e poi ero curioso, una volta nudo mi portò in bagno, mi fece sedere e cominciò a truccarmi, in breve tempo il mio viso prese le sembianze di una ragazza della mia età, mi mise una mutandina, le calze autroreggenti nere e poi mi mise un reggiseno, mi portò davanti uno specchio e rimsasi a bocca aperta, lei mi si avvicinò col viso e mi disse”adesso sei Lola, la mia Lola” si strinse a me da dietro, mi stuzzicò i capezzoli e poi mi volse il viso verso di lei e cominciò a baciarmi forzando con la sua lingua le mie labbra e poi entrò nella mia bocca, rimasi stupito ma quei baci mi stavano scaldando, baci languidi, sensuali, le sue mani sul mio sedere, mi palpavano, poi mi abbassò la mutandina, sentii un dito forzarmi il buco del sedere ma ormai non reagivo, non avrei potuto reagire, un calore, un senso di piacere mi aveva pervaso, le dita diventarono due, entrava completamente, li faceva girare dentro, poi entrò un terzo dito, la sua lingua sulle mie orecchie, sentivo il suo respiro caldo vicino a me, mi disse”Ivano hai un culetto largo, accogliente ma io adesso te lo allargherò per bene”, non capii quelle parole, ero ormai in estasi, subito dopo sentii qualcosa di duro e caldo puntarmi il culo e lentamente entrare, entrava lentamente, senza forzare, percepivo la grossezza del suo uccello ma lo lasciai entrare, lei cominciò a scoparmi lentamente, affondava il colpo poi usciva, affondava il colpo ed usciva, questo per ben 10 minuti finche le dissi”ti prego, rimani dentro, non uscire più”, “Và bene tesoro mio, frà poco sarai la mia Lola veramente, sentirai in pieno la fotza del mio uccello”, cominciò ad aumentare il ritmo, sempre più forte, lei mi teneva per i fianchi effeminati, ma non ce la feci più a stare in piedi, lo capì lei che mi prese in braccio tenendo dentro il suo uccello e mi depositò sul letto a culo per aria, lei si mise sopra di me e aumentò il ritmo, mi scopava, mi baciava con la ua grossa lingua, entrai in un vero delirio di piacere, uscii completamente di testa e cominciai ad incitarla “Dai Dusa prendimi, mmmmm che bello, continua, continua, ti prego scpami, scopami”, “Lola sei la mia troia, la mia bambola erotica, ora sarai tu a cercarmi, non ne potrai fare a meno ed io ogni giorno ti riempirò del mio sperma, ti vestirò da troia e ti farò conoscere i miei amici, i miei parenti, ti presenterò proprio come sei, la mia femmina personale, e…. magari ti riempoirò di ormoni”, “Fammi tutto quello che vuoi ma scopami sempre, scopami, scopami, ti prego, mmmm che bello, che bello siiii”, “piccola troia come è stato facile, si certo che ti scoperò e ti farò scopare anche da altri, ma adesso non ce la faccio più, ti sborro nel culo, ti battezzo con la mia sborra come la mia Lola, la mia troia personale, sborro, sborroooooooooo”, Dusa mi riversò nel culo 12 fiotti di sperma bollente, si accasciò su di me dicendomi “sarai la miatroia, la mia femmina ma io già ti voglio bene, ti tratterò benissimo mia piccola Lola”, uscì da me e di mia iniziativa le presi l’uccello e lo ripulii perfettamente con la mia lingua, dusa mi sorrise compiaciuta, mi tolse l’intimo femminile e mi mise della carta nel culo, poi versò un pò di acqua nel bicchiere, mi diede una pasticca e bevvi, “Lola questa pasticca sono vitamine, il caldo è tanto, queste ti aiuteranno a sopportare”.
Tornai in albergo e raccontai della partita, del crampo e di un’altra partita che avevo vinto, non dissi nulladi ciò che feci dopo.
I giorni passavano felici ed uio ormai mi ero fatto amici tutti quelli del bar, diventai veramente la troietta in calore di Dusa, ero io a cercarla a entrare in casa sua, mettermi l’intimo femminile, il profumo ed attendere il suo ritorno, sentivo il bisogno impellente di farmi scopare da lei, non ne potevo fare a meno, era un droga, una buonissima droga, una droga che non faceva male anzi, un giorno mentre Dusa mi stava scopando avvertii un’altra presenza, altre mani su di me, questo mi eccitò ancora di più, Dusa mi scopò, mi sborrò, poi mi mise un fazzoletto davanti gli occhi e venni scopato ancora, l’uccello però era più piccolo, alla fine mi tolse il fazzoletto e vidi un ragazzo di colore, era il fratello di Dusa, Armando, questi mi abbracciò e mi baciò a lungo, ogni giorno Dusa mi dava una pastiglia.
Erano passati quindici giorni dal mio arrivo, quindici giorni di sesso sfrenato, Dusa mi aveva fatto conoscere intimamente un’altro fratello e suo padre, dentro di me ormnai scorreva sborra di tutta la famiglia, ero divento veramente la loro bambola erotica, la loro troietta.
Un giorno Dusa mi mise davanti ad uno specchio e vidi che mi ero effeminato, il mio viso era dolcissimo, femminile, i miei capelli si erano allungati di molto, il torace si era arrotondato e un leggero rigonfiamento era apparso sul mio petto, Dusa mi baciò e mi disse “lola ti stai effeminando sempre di più, lentamente ti spunteranno le tette e forse la tua famiglia non ti vorrà più e rimarrai con me, ti andrebbe?”, “Dusa mio padre mi ama, pensò che mi possa anche accettare”, “Lola, io mi sono accorta di amarti e anche i miei fratelli ti amano, sò che frà una settimana tornerai in Italia ma noi vorremmo che tu rimarresti qui, vedi nel bar dove ci siamo conosciuti cercano un ragazzo giovane, pagano bene, impareresti il mestiere di barista, il padrone è anziano e non ha figli, gli ho già parlato di te ed è contento di assumerti”, “Dusa fammici pensare e parlare ai miei”
Ma mi dimenticai, ormai stavo più tempo con Dusa e famiglia che con i miei, erano ore e ore di sesso, mi scopavano in tutte le posiuzioni e più e più volte, quel giorno mi scoparono sia Dusa che Armando, mi sentii piebo, ma mi piacque un casino e volli ripeterlo con l’altro fratello Luis ed il Padre Ramon, arrivarono le tette, una piccolissima tetta che nascosi facilmente, ma forse Dusa a mia insaputa mi aumentò la dose perchè dal giorno che mi spuntarono queste aumentarono velocemente, in una settimana mi arrivò una seconda e mezzo e qui i miei si incazzarono tantissimo, mio padre, mia madre mi dissero che gli facevo schifo e non mi volevsano più vedere, il mese era finito e loro dovevano ritornare e partirono senza di me, io provai uno schock pazzesco per giorni non mangiai e non parlai, era un automa, mi arrivò però una terza di seno ed il mio corpo ormai non aveva più nula di virile tranne l’uccello che continuava a funzionare, sentii Dusa parlare con suo padre, era veramente spaventata e pure suo padre, poi Dusa disse “ad uno scock si risponde con un’atro scock, lo vestirò da puttana, la vestirò volgarmente e la truccherò anche volgarmente e poi la manderò sulla strada a battere, forse si riprenderà”, io non reagivo a nulla, mi lasciavo fare inerme, Dusa amorevolmente mi truccò pesantemente, poi mi vestì da puttana vera, scarpe con tacchi di 10cm. ormai ero diventato bravo a portarle e mi portò sulla strada, lì ce n’erano delle altre che si incazzarono ma Dusa scusandosi spiegò il tutto a loro che accettarrono.
Mi arrivò subito il primo cliente che mi offrì una somma alta da passare a casa sua, salìì in macchina ma quando lui iniziò a palparmi, a volermi baciare scappai fuori dall’auto e corsi via in un pianto dirotto, Dusa che mi era semptre stata vicina mi prese per mano e mi riporttò a casa scusandosi mille volte con me ma io uscìì dallo schock.
Da quella sera diventai al 100% Lola, la bellissima, sexy e procace Lola, l’amante di tutta la famiglia di Dusa.